mercoledì 11 marzo 2009






























(1)
Un tempo si credeva che la Famiglia GORIA di Villafranca d'Asti provenisse dalla Spagna e precisamente dalla Navarra, dove esistono alcune famiglie con questo cognome e che fosse venuta in Italia all'inizio del secolo XV, ma dall'analisi dei documenti familiari che sono poi emersi, si è potuto constatare in maniera inequivocabile che i Goria hanno lontane origini italiane risalenti al medioevo, quando il loro cognome in uso era " Golia " e che solo più tardi (sec.XVI) si assistette nell'astigiano alla rotacizzazione della " L " che rese definitiva l'attuale forma in uso " Goria " (1*).

(2)
Per conoscere le vicende storiche di questa famiglia, bisogna esaminare attentamente la storia di Villafranca d'Asti, dove si rileva che gli Aghemio, i Goria, i Malabaila, i Mazzola, i Robiolio (o Rebiolio) e pochi altri ancora, costituivano la classe dirigente del paese, strettamente legata tra di loro da interessi e da legami di sangue.
Questi non solo erano tra i maggiori possidenti terrieri del paese, ma spesso ricoprivano cariche pubbliche come quella di sindaco o di consigliere comunale.
Alcuni di questi tennero il notariato, altri intrapresero la carriera forense, medica, militare od ecclesiastica, conducendo da più generazioni una vita " more nobilium " .
Queste famiglie a poco a poco costituirono in Villafranca d'Asti un "Patriziato Locale" e nei documenti comunali, ma sopratutto in quelli parrocchiali, i loro membri venivano qualificati come Nobili e come Messeri (2*).


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1*
Il cognome Goria è già attestato nel XIII secolo (v. le carte dell'Archivio Arcivescovile di Torino), dove in un documento datato 2 dic.1240 ed in un altro datato 4 agosto 1241, compare un certo Villelmus Gorja, canavaro del vescovo Uguccione di Torino (amministratore della mensa vescovile).

A Villafranca d'Asti, i Goria compaiono nel XV secolo.
Sono presenti a Bellotto (località di Villafranca d'Asti) fin dal 1411.
In un atto notarile datato 26-02-1484, rogato dal notaio Petrino, bisnonno del vescovo Giacomo, si legge Petrinus Gollia.
In un altro datato 30-01-1531, rogato dal notaio Michele (figlio di Petrino), si legge Michael de Golijs de Villafrancha Astensis.
In quello rogato il 02-11-1540, si legge Michael de Gollijs.
In uno successivo rogato il 30-10-1556, si legge invece Michele Goria, nella sua forma gentilizia attuale.

Inoltre la grafia del cognome Goria variò anche nella sua vocale y-j (Gorya-Gorja) prima della sua forma definitiva (Goria) e nella consonante r che a volte nei documenti del passato veniva raddoppiata (Gorria).
Nel periodo di occupazione francese, si pose sovente la dieresi (..) sulla i per conservare il suono della vocale precedente.

2*
Nei Registri degli Stati d'Anime della Parrocchia, sono riportati i titoli onorifici con cui i membri di queste famiglie venivano qualificati. Infatti davanti ai nomi dei capifamiglia, posizionati in testa a tutti i componenti del loro nucleo familiare, troviamo scritta in evidenza o la lettera M. (abbreviazione di Messere), o la lettera N. (abbreviazione di Nobile), oppure entrambe le lettere N.et M. (Nobile e Messere). Su alcuni (v. i Goria) era riportata anche la lettera D. (abbreviazione di Dominus (Signore).
Alla fine del 1600, troviamo questi titoli seguiti da espressioni più ossequiose come quella di Ill.mo N. et D. , che sono forse l'ultimo omaggio formale reso dalla comunità parrocchiale ai membri più autorevoli del loro patriziato locale, che dopo avere raggiunto l'apice nel 1600, entrerà in crisi nel 1700 e vedrà i loro esponenti migliori, che tradizionalmente svolgevano la professione notarile, legale o medica, lasciare Villafranca d'Asti per trasferirsi altrove.
Infatti, già a metà del 1600, gli Aghemio si erano trasferiti a Torino, dove ricoprirono importanti incarichi sia civili che religiosi. Come pure un ramo dei Goria della Castella trasferitosi a Pontestura, ricoprì la carica podestarile ed alcuni suoi membri esercitarono con continuità la professione medica. Nel 1700 altri Goria si erano trasferiti ad Asti e a Torino. A metà del 1700, si era estinta con due femmine, la linea dei Goria più prossima al vescovo. Ancora nel 1800, alcuni Goria di Valle Goria si erano trasferiti a Villanova d'Asti dove esercitarono la professione medica e notarile ed i loro familiari si trasferiranno più tardi a Torino. Quelli rimasti a Villafranca, erano sopratutto coloro che si occupavano della gestione delle loro propietà di campagna o che si erano messi a svolgere attività artigianali e commerciali.  Villafranca d'Asti vedrà nel 1800 l'affermarsi di nuove famiglie, che si erano già radicate in paese nel secolo precedente, tra le quali quelle dei Santanera (che s'imparenteranno più volte con i Goria), dei Gambini e dei Mussi, che sostituiranno la vecchia classe dirigente e faranno parte dell'Amministrazione Comunale e di quella dell'Opera Pia S.Elena.
Comunque nonostante i mutamenti sociali, il 1900 vedrà ancora un Goria ed un Malabaila ricoprire la carica di sindaco del comune di Villafranca d'Asti.


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(3)
Il figlio più illustre di questa aristocrazia locale è stato senza dubbio Giacomo Goria, eminente Vescovo di Vercelli dal 1611.
Apparteneva al ramo notarile della famiglia: infatti il padre messer Petrino (+ post 1581 e ante 1603), era notaio ed era stato anche sindaco di Villafranca d'Asti e podestà di Chiusano (3*). Anche il nonno Michele era stato notaio in Villafranca nella prima metà del '500, come pure il bisnonno Petrino, notaio nella seconda metà del '400.























Mons. Giacomo Goria  (1571-1648)Vescovo di Vercelli dal 1611.


Giacomo Goria (1571-1648), studiò nel seminario di Asti e nel 1597 venne nominato rettore del medesimo; il 22 ottobre dello stesso anno tenne la sua prima relazione sinodale (la seconda la tenne il 24 ottobre 1601). Fu priore del beneficio di S.Pietro di Supponito in Villanova d'Asti; dal 1598 al 1601 fu arciprete della chiesa di S.Martino sempre in Villanova.

Prelato dotato di una forte personalità e di una notevole capacità organizzativa che esplicò più volte nella sua lunga vita pastorale. Coltissimo, si era addottorato in Lettere, in Filosofia, in Teologia e in Diritto Civile e Canonico. In alcuni documenti (v. atti del concistoro) compare come " Sacrae Theologiae Professor ", inoltre fu un ottimo oratore. Per queste sue qualità venne chiamato nel 1601 alla corte di Torino come precettore dei figli del duca Carlo Emanuele I, ove rimase fino al 1611.

Nel 1603 venne eletto, per voti del Capitolo, tesoriere della metropolitana di Torino e nel 1606 canonico della medesima; fu pure designato rettore dell'Ospedale Maggiore S. Giovanni Battista della città di Torino.
Nel 1605 fu nominato Elemosiniere dei Serenissimi Principi e Principesse di Savoia. Inoltre fu Auditore Generale del cardinale Maurizio di Savoia (1607-1611).

Il 17 agosto 1611, venne eletto Vescovo di Vercelli e Conte da S.S. Papa Paolo V; consacrazione episcopale (28 agosto) in Roma per mano del Cardinale Scipione Borghese, nipote del Papa. Inoltre Papa Paolo V lo nominò suo prelato domestico ed assistente nella cappella pontificia.

Fu tra i vescovi presenti a Torino all'ostensione della Sindone del 1613 e del 1620. Dettò le regole del Santuario d'Oropa, dove incoronò per primo il simulacro della Vergine (1620). Nel 1613 e nel 1618, ricevette in Vercelli il vescovo di Ginevra S. Francesco di Sales.
Nel 1614, lorenzo Scoto gli dedica " la Fenice ".
Diplomatico pacato, ma risoluto e fermo nel difendere le immunità e le libertà ecclesiastiche dalle ingerenze del governo sabaudo. Quando i rapporti con i ministri del Duca di Savoia si fecero tesi per questi motivi, se ne andò a Roma e vi rimase tra il 1620 e il 1621 e nuovamente tra il 1632 e il 1635.
Finiti i contrasti, ritornò a Vercelli, accolto dai fedeli e dal clero diocesano con grande affetto e devozione.
Trattò il ritiro delle truppe spagnole dal Piemonte nel 1617 e nel 1638. Carlo Emanuele I lo dichiarò benemerito di Casa Savoia.

Morì nel palazzo episcopale di Vercelli alle ore 14 del 3 gennaio 1648 e volle essere sepolto a Villafranca d'Asti, nella chiesa di S.Elena, da lui fatta riedificare.

















Villafranca d'Asti-Collegiata di S.Elena.
Grandioso stemma del vescovo Giacomo Goria, collocato sull'arcata che sovrasta l'altare maggiore, nella chiesa da lui fatta riedificare.






















Santuario della Madonna d'Oropa (VC).
Formella del portale in bronzo (lato sinistro) della nuova Chiesa,
raffigurante idealmente il Vescovo Goria che consegna ai rappresentanti del comune di Biella, il decreto che li introduce nel governo del Santuario.


Il vescovo Goria, istituì nel 1645 in Villafranca d'Asti, sua patria natia, l' Opera Pia S.Elena, un'importantissima istituzione benefica, molto ben dotata di mezzi economici, che ha condizionato fortemente per quasi tre secoli la vita civile e sociale del paese (4*) e che contribuì a quel tempo a mantenere vivo il senso d'indipendenza e di autonomia del suo patriziato locale e della comunità villafranchese (che era stata per secoli autonoma, ovvero non soggetta ad alcun vassallo) nei confronti del nuovo feudatario, che ambiva invece ad affievolirla, Carlo Cacherano d'Osasco Signore di Corneliano, che era stato investito il 17 aprile del 1619 dal Duca Carlo Emanuele I, nonostante le proteste del comune di Asti che aveva detenuto fino ad allora la giurisdizione sul territorio villafranchese (5*).


















Stemma dei nobili CACHERANO, Conti di Villafranca d'Asti.

Questo ramo dei Cacherano in virtù di alcuni matrimoni contratti dai suoi membri, aggiunse al proprio cognome quello dei Crivelli Scarampi nel 1621 e quello dei Malabaila (di Cantarana) nel 1691.
Si estinse con Alessandro Antonio che morì nel 1758 senza discendenti.

Dopo varie controversie la sorella Angela Maria Eleonora Cacherano Crivelli Scarampi, maritata a Bernardo di Cavoretto, Conte di Belvedere, riuscì a farsi investire del feudo di Villafranca il 20 febbraio 1781. Alla sua morte il feudo rimase ai Cavoretto che lo tennero fino all'abolizione della feudalità in Piemonte, avvenuta pochi anni dopo (il 29 luglio 1797) con l'editto del Re Carlo Emanuele IV.















Stemma dei nobili CAVORETTO, Conti di Villafranca d'Asti, eredi dei CACHERANO.


I Cavoretto ereditarono diverse propietà in paese, tra cui il palazzo-castello di Villafranca d'Asti che durante il periodo d'occupazione francese fu abitato da un certo Monsieur de l'Abatiè . Il tutto fu poi alienato nel 1821 a Giovanni Battista Oggero, ma nel 1835 subentrò a questi il Conte Eugenio Costa di Beauregard (+1853). Sua erede sarà la figlia Camilla, che fu poi costretta nel 1875 ad una vendita giudiziaria alla banca torinese Sacerdote-Levi. La banca lotizzò il patrimonio e vendette i singoli lotti. L'Opera Pia S.Elena acquistò il castello che lo ristrutturò e lo adibì ad uso scolastico.






















Stemma civico del Comune di VILLAFRANCA d'Asti.


Compare per la prima volta sul frontespizio del catasto comunale compilato nel 1603.
Si può comunque pensare che risalga alla fine del quattrocento, quando la comunità villafranchese riottenne personalità giuridica, confermata nel 1539 da un privilegio del Re di Francia.

In seguito l'uso dello stemma scomparve dagli atti pubblici e fu dimenticato, cosicchè alla fine dell'ottocento ne fu adottano uno nuovo rappresentante un castello.

Riscoperto più tardi, fu ripreso in epoca fascista, ma alla caduta del regime si ritornò allo stemma ottocentesco.
Finalmente con D.P.R. del 5 aprile 1995, fu nuovamente ufficializzato l'antico stemma civico.



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3*
Il podestà rappresentava il Signore del luogo (o i Signori se erano più di uno). Di solito era un notaio collegiato, scelto fra le famiglie più importanti del circondario. A volte proveniva da paesi o città più lontane. Si preferiva un forestiero perchè ritenuto cittadino al di sopra delle parti. Infatti era incaricato di amministrare la giustizia, di convocare e presiedere quando occorreva il consiglio comunale e di mantenere l'ordine pubblico in nome del loro Signore (o dei loro Consignori). Sovente nell'esplicamento delle sue funzioni, si faceva rappresentare da un luogotenente (o giusdicente). La durata del mandato variava da luogo a luogo (sei mesi, un anno o due anni), ma solitamente era annuale e quando scadeva, il suo operato poteva essere sottoposto al giudizio formale degli organi comunali. Talvolta questo importante magistrato, veniva per i suoi meriti nuovamente riconfermato.

4*
L'Istituzione dell'Opera Pia prevedeva: la costruzione della Collegiata di S.Elena, una congregazione di Oblati, due monasteri di Orsoline (uno a Villafranca e l'altro a Villanova), un ospizio per i pellegrini e per i predicatori Cappuccini in Villafranca, assistenza medica e medicine gratuite per tutta la popolazione, l'istruzione primaria per i giovani del paese e "dodici  piazze " a Torino per i ragazzi più inclinati allo studio, doti alle ragazze bisognose e sussidi ai poveri, ecc. ecc. .

Per riconoscenza la comunità di Villafranca d'Asti, gli ha dedicato il nome di una piazza e di una via (ora via Roma), anche l'asilo e la scuola media portano il suo nome.

5*
Come ha ben evidenziato il prof. Renato Bordone nell'inserto speciale n°46 di "Nuova Villafranca".


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(4)
Fondamentale per la conoscenza storica della famiglia Goria di Villafranca d'Asti è l'archivio dell'Opera Pia S.Elena, dove sono conservati diversi alberi genealogici della medesima, che attestano il grado di parentela con il suo fondatore.
E' bene ricordare in proposito che la linea dei parenti più stretti del vescovo si estinse nel '700 con Paola (1683 + infante), Paola Ottavia (1685-1730), che sposa il nobile Giorgio Antonio Astesano, notaio in Villanova d'Asti (6*) e Angela Dorotea che sposa nel 1702 il nobile Giovanni Francesco Gotti, Signore di Salerano (7*).
Queste tre sorelle erano figlie del nobile vassallo Giacomo Alessandro Melchiade Goria (+1701), che era stato infeudato dal Duca Vittorio Amedeo II di beni nei fini di Villanova d'Asti e di Solbrito il 28 giugno del 1695.
Questi aveva sposato Anna Caterina Berruto (o Berruti), figlia dell'avvocato Gio.Antonio da Villanova d'Asti, giudice di S.A.R. in Cherasco.

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6*
Gli ASTESANO , erano nobili ed antichi in Asti. Quando nel 1339 fu sconfitta la fazione guelfa della città, furono costretti a rifugiarsi in Villanova d'Asti dove risiedettero per lungo tempo.

Gerolamo Astesano (+1678), fu dapprima cappellano di S. Elena, dopo divenne oblato, regolatore e tesoriere dell'Opera Pia S. Elena, infine fu pievano di S. Pietro di Supponito in Villanova.
Giorgio Antonio Astesano, notaio in Villanova, sposò nel 1703 Paola Ottavia Goria (1685-1730) pronipote del vescovo Giacomo.














Stemma dei nobili ASTESANO, imparentati con i Goria.


Il personaggio più illustre degli Astesano, fu il poeta e scrittore Antonio (Villanova 1412 - Asti 1463).
Questi, era figlio del notaio Pietro, compì gli studi umanistici presso l'Università di Pavia. Nel 1432 fu direttore della scuola di grammatica e di retorica ad Asti, subentrando all'umanista Giacomo Claverio. Nel 1433 ritornò nuovamente all'Università di Pavia come lettore e docente di autori classici.
Sostenitore del Duca Carlo d'Orleans, che aveva ereditato la Contea di Asti dalla madre Valentina Visconti, fu da questi nominato dapprima "Capitano del Castello di Monte Rainero in Asti", dopodichè per i suoi meriti letterari " Segretario Ducale ". Venne pure investito del feudo di Bussolino con il titolo Signorile.

L'opera principale di Antonio Astesano è il " Carmen de varietate fortunae, sive de vita et gestis civium astensium ", che scrisse tra il 1450 e il 1453 in disdici elegiaci latini (un esametro ed un pentametro) suddiviso in sei libri ed articolato in capitoli, che tratta della storia di Asti, dalla sua fondazione fino al 1339 (anno dell'esilio degli Astesano in Villanova).

7*
I GOTTI , erano nobili ed antichi in Cherasco e furono infeudatati di Salerano nel 1672.















Stemma dei nobili GOTTI, Signori di Salerano, imparentati con i Goria.


Anna Caterina Berruti, vedova del nobile Giacomo Alessandro Melchiade Goria, sposò in seconde nozze (21-10-1702), nella chiesa di S.Gregorio in Cherasco, Paolo Francesco Gotti Signore di Salerano (1650-1710), vedovo della nobile Paola Giovanna Ratti. Questi era Cav. dei SS.Maurizio e Lazzaro (1669), Senatore e Prefetto di Mondovì (1671), Accademico di Bra e Capitano di un Reggimento della Milizia di Cherasco.
Suo figlio Giovanni Francesco (1678-1742), sposò (21-10-1702) Angela Dorotea Goria (+ 1711 e sepolta nella cappella dei Gotti in S. Maria del Popolo a Cherasco), figlia della suddetta Anna Caterina. Queste due donne, madre e figlia, erano paradossalmente " suocera e nuora ".
L'8 marzo 1706, ospitarono il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia nel loro bel palazzo in Cherasco.

I Gotti di Salerano si estinsero nel 1786. Il loro palazzo, splenditamente affrescato da  Sebastiano Taricco (1641-1710), è ora sede del " Museo Civico G. B. Adriani ".

(Il Comm. Prof. D. Giovan Battista Adriani (1823-1905), fu un noto collezionista di monete, libri, documenti ed antichità varie, che poi  regalò al Comune di Cherasco).

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Villanova d'Asti, assonometria, dal Theatrum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, vol. II. Incisione su disegno di Giovanni Tommaso Borgonio, 1667.


A sua volta Giacomo Alessandro Melchiade Goria (+1701), era figlio di Giacomo Antonio che nel 1626 aveva sposato Paola Ottavia Merloni di Giovanni Gaspare, notaio ducale e podestà di Villafranca d'Asti. Costui (Giacomo Antonio) si era trasferito da Villafranca d'Asti nella vicina Villanova d'Asti con il fratello Petrino (1613-1665), quando quest'ultimo, avvocato e più tardi Cavaliere dei SS.Maurizio e Lazzaro (1641), era stato nominato Giudice ed Auditore di Guerra della città di Villanova d'Asti, dove aveva poi sposato Bianca Maria Berruti (1629-1664), figlia dell'avvocato Antonino.

Questi due fratelli, con il padre Alessandro (+1640), fratello del vescovo e dimorante invece alla Castella (frazione ora di Villafranca d'Asti, ma prima di Dusino), furono investiti nel 1630 da mons. Giacomo Goria del feudo imperiale di Ronsecco (VC), che era in appannaggio del vescovo di Vercelli che a sua volta poteva sub infeudarlo a nuovi vassalli (8*).

Alessandro fu anche padre di cinque figlie:  tre che si fecero suore (v. punto 10) e due che sposarono altri due Goria del clan familiare.
La prima di queste due, Giovannina  sposò nel 1626 Simone Domenico Goria di Valle Goria (+1654) -  (v. punti 6 e 7) ed ebbe diversi figli.
La seconda, Anna Maria  sposò  Audino Goria di Valle Goria, fratello di Simone Domenico.

Quest'ultima,  rimasta ben presto vedova e senza figli, si risposò poi con Antonio Vacca da Castelnuovo (v. accenno ai capitoli...), da cui ebbe tre figli:   1)  Domenico Francesco (+1713), sacerdote in Chieri.   2)  Margherita (+1673), che sposa Melchior Reissone da Sospello, notaio in Castelnuovo, da cui Clara Felicita (1656-1726), che sposa Giovanni Lorenzo Mondo (+1706), notaio in Villafranca d'Asti e regolatore dell'Opera Pia di S.Elena .  3)  Giovannina, che sposa Giov. Antonio Montefamerio da Castelnuovo, da cui Pietro Paolo (1656-1730), Canonico Oblato di S.Elena.














Stemma dei nobili VACCA, imparentati con i Goria.

                                                             
(....." Capitoli accordati sopra la Constitutione di dotte nel Matrimonio da Contrahersi fra li Nob.li  Messer Antonio Vacca e Madonna Anna Maria figliola di Messer Alessandro Goria di Villafranca Asteggiana " ..... 9 giugno 1631 ) .
Più tardi  Anna Maria fece una donazione di tutti i beni dell'asse ereditario paterno all'Opera Pia S.Elena ( 3 febbraio 1650 - rogato Strata).






























Villafranca d'Asti - Collegiata di S.Elena.

Altare dell'incoronazione della Beata Vergine d'Oropa.
Vi compaiono inoltre : S.Elena, S.Eusebio e Mons.Giacomo Goria (quello inginocchiato).
Il vescovo Goria che volle questo dipinto, posò certamente per il pittore nel suo ultimo soggiorno a Roma ( Il quadro è firmato: Felice Santelli, romano, fecit 1651).
Il nipote Giovanni Antonio Aghemio (1593-1670), che aveva accompagnato più volte lo zio a Roma e dopo il 1650 vi si era trasferito stabilmente (è sepolto in S.Maria Maggiore nella tomba del Conte Ripa), spedì il quadro ultimato nel 1651 agli oblati di S.Elena
(v. lettera di G.A. Aghemio, in Archivio Opera Pia S.Elena).


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8*
Archivio Arcivescovile di Vercelli:  Registro delle Investiture di Ronsecco.

N.B. :
La più antica investitura dei Goria, che si conosca finora, è quella datata 15 marzo 1473.
(Archivio di Stato di Torino - Sezione Prima - Protocolli Ducali - R°118 Rosso, carta 272 v.).
Dove un certo Isoardo Goria e suo figlio Francesco, vengono investiti di " Beni Feudali ".
Dal documento, in latino medievale e di difficile lettura, si apprende che questi beni dovevano trovarsi nei pressi di una località di nome Villafranca, che il traduttore ha recepito trattarsi di Villafranca Piemonte in provincia di Torino e non di Villafranca d'Asti. A parte la curiosa omonomia, tutto questo ci sembra strano inquantochè non ci risulta che in questa località abbiano vissuto in passato delle famiglie Goria ? .
Alla luce di queste considerazioni, converrà riesaminare nuovamente ed attentamente questo documento.


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Giovanni Antonio (+1616), consigliere comunale di Villafranca d'Asti nel 1596, era un'altro fratello del vescovo e fu padre dei due canonici della Cattedrale di Vercelli: Petrino (+1675) e Pietro Paolo (1616-1677) che molta parte ebbero nelle vicende dell'Opera Pia S.Elena (v.punto 8).


Lucrezia Goria (+1641), sorella del vescovo, aveva sposato nel 1581 messer Bartolomeo Aghemio (1552-1620), da cui otto figli, tra cui: Giovanni Battista (1592-1662), sindaco di Villafranca d'Asti e regolatore dell'Opera Pia di S.Elena; Giovanni Antonio (1593-1670),vicario generale di Vercelli, abate di S.Maria di Talsano ecc.ecc.; Petrino (1596-1679), canonico e tesoriere della Metropolitana di Torino, abate di S.Maria di Pulcherada in S.Mauro ecc.ecc.














Stemma della nobile famiglia AGHEMIO, patrizia di Villafranca d'Asti, imparentata con i Goria.


Marco Antonio, era il più giovane dei fratelli del vescovo.
E' attestato nell'atto d'acquisto della Castella Piccola (20-01-1606) e nella Donazione del (04-10-1614), dove con questo primo atto il vescovo istituisce un fidecommesso per la "...linea mascolina legittima e naturale dei suoi fratelli sinchè se ne trovano e restando delle femmine che quelle si debbano dottarle conpetentemente...".

( In questo documento il vescovo di Vercelli,  in S. Francesco di Biella, fa donazione ai suoi fratelli Gio Antonio, Marco Antonio, Alessandro et Michele di beni mobili et immobili, alla presenza dell'illustre Sig. Gio Battista Mazzola de Signori di Belotto ).

(5)
Altra famiglia notarile dei Goria, strettamente imparentata con il vescovo, era quella di un altro Petrino (1519-1583), figlio di messer Giovannino. Sembra quasi certo, che questi avesse un fratello di nome Antonio.
Costoro, nella seconda metà del '500 o ai primi del '600, si trasferirono nel territorio comunale di Villanova d'Asti, nei pressi della chiesa parrocchiale di S.Paolo, più tardi demolita dei " Reverendi Padri Zoccolanti ", dove tennero la propria tomba gentilizia. Dai loro testamenti si apprende che in questa chiesa furono tumulati: Antonio e il figlio Emanuele inoltre Giovanetto figlio di Petrino  (v. il testamento di Giovanetto rogato l' 11-02-1615 dal notaio Giacomo Torriglia di Villanova).
Sappiamo inoltre che Giovannina, una figlia del suddetto notaio Petrino, aveva sposato il nobile Bartolomeo de Gorzano, della storica casata dei Signori di Gorzano (vedi atto di costituzione di dote, datato 06-07-1566, rogato Gio Giacomo Gianuzio,  in Archivio di Stato di Asti).

Teniamo presente che nel secolo XVII, l'attuale comune di S.Paolo-Solbrito assieme a Dusino S.Michele, era uno dei quartieri di Villanova d'Asti.

(6)
Sempre in quel tempo (sec.XVI-XVII) risiedevano in Villafranca d'Asti altre famiglie Goria e precisamente:

I Goria-Rebiolio, grandi proprietari in " Vascaritto " e alla " Porta " (località posta sulla cosìdetta Strada Reale ) ed i Goria della Scarassera altra località di Villafranca d'Asti.

Nel " Recinto di S.Elena ", dimoravano i discendenti di un altro notaio di nome Pietro Antonio, che aveva rogato nella prima metà del '600.

A Traversola, nei pressi di un antico castello, ora distrutto, dimoravano i Goria-Albana, una famiglia molto benestante, come attestano i testamenti di alcuni suoi membri conservati in archivio. Purtroppo di questa famiglia si sa poco perchè a metà del '600 si perdono le loro tracce.

Infine nel territorio di Dusino, ma dipendenti dalla parrocchia di Villafranca d'Asti, dimoravano i Goria di Valle Goria ed i Goria della Castella, imparentati anche loro con il vescovo Giacomo.
Infatti , come è stato già detto, Giovannina (+ post 1647-ante 1654), una delle figlie di Alessandro (+1640), fratello del vescovo, aveva sposato nel 1626 (con dispensa per parentela) Simone Domenico Goria (+1654), figlio di Domenico Goria di Valle Goria (v. punti 4 e 7), da cui vari figli.

(7)
La famiglia Goria di Villafranca d'Asti fu in passato molto prolifica, per questo motivo, troviamo i suoi membri impegnati nelle attività lavorative più diverse (2*). Nel 1600, vissero in Villafranca due Giovanni Goria che sposarono due Margherite Goria.

Il primo di questi fu Giovanni Goria di Valle Goria (1620-1677), figlio di Matteo (1593-1653) e di Giovannina Romeo (1593-1653), nipote di Simone (1553) e di Agnesina Pellizza da Villanova d'Asti e pronipote di messer Matteo, consigliere comunale di Villafranca d'Asti nel 1561.
Costui (Giovanni Goria di Valle Goria), sposò Margherita Goria Rebiolio della Castella (1630-1702), figlia di Antonio, sindaco di Villafranca nel 1629 e di Agnesina Berruto, nipote di messer Matteo, giusdicente di Villafranca nel 1568 e di Elena Rossi.














Stemma dei nobili GARRETTI, Signori di Ferrere, imparentati più volte con i Goria.


Il secondo fu Giovanni Goria Rebiolio della Castella (1626-1671), figlio di Giovanni Maria (1591 + ante 1652) e di Bartolomea....... (* ante 1658), nipote di messer Matteo, giusdicente di Villafranca nel 1568 (v. sopra).
Costui (Giovanni Goria Rebiolio della Castella), sposò: dapprima (a) Anna Maria Garretti (1621-1651) dei Signori di Ferrere, dopo (b) nel 1657 Margherita Goria di Valle Goria (1639-1694), figlia di Simone Domenico Goria (+1654) e di Giovannina Goria .
























Villafranca d'Asti - Collegiata di S.Elena.

Fatta erigere su una cappella presistente da Mons.Giacomo Goria.
Costruita tra il 1645 ed il 1652  sui disegni del celebre architetto ducale Amedeo di Castellamonte (1610-1683), sotto la direzione del capomastro Francesco Garove (1615-1683), stretto collaboratore del Castellamonte ed abbellita più tardi da valenti artisti che avevano già decorato il palazzo reale di Torino.

Fu solennemente consacrata nel 1671 nel 1° centenario della nascita del vescovo. Un tempo Chiesa gentilizia della famiglia Goria e loro sepolcreto fino all'editto di Napoleone I. Il primo della famiglia ad esservi sepolto, dopo il vescovo Giacomo, è stato il Cav. Petrino (+1665).

Divenne poi parrocchia nel 1867 in sostituzione di quella antica (romanica) dedicata a S. Maria di Musanzia (detta più tardi S. Maria dell'Assunta di Musanzia), caduta in disuso e poi demolita nel 1888 per fare posto alla ferrovia. La chiesa di S. Elena ereditò anche la titolatura che questa  aveva,  per cui oggi è anch'essa denominata parrocchia di S. Maria Assunta (di Musanzia).

All'interno si ammirano le decorazioni degli artisti luganesi Luca Corbellini (stucchi) e G.B. Rusca (sculture). La tela seicentesca con la Madonna d'Oropa, già trattata precedentemente. Un'altra raffigurante S.Francesco in abito di cappuccino, attribuita al Moncalvo (G. Caccia) o alla sua scuola. Un'altra ancora raffigurante S.Carlo Borromeo che venera la Sacra Sindone. Sulla volta si ammirano i dipinti, più recenti, del noto pittore torinese Luigi Morgari (1857-1935) ed un grandioso  stemma vescovile che sovrasta l'arcata dell'altare maggiore. All'esterno le decorazioni della facciata, ultimata nel 1679, con stucchi di Giacomo Solari.

 Questa chiesa fa di fatto parte di un circuito barocco della Torino Sabauda e viene annoverata tra le chiese sindoniche.

Nel 1653, il poeta aulico Orazio Quaranta dedicò dei sonetti " Al Famoso Tempio Di Sant'Elena ..." .
                                                                                                                                                           


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(8)
Esaminando i vari rami dei Goria fiorenti in Villafranca d'Asti nei secoli XVII-XVIII, appare evidente l'alto numero di sacerdoti e di monache che compaiono in tutti i rami della famiglia, molti dei quali fecero parte della Congregazione degli Oblati di S. Eusebio e di S. Elena, istituita nel 1645 dal vescovo Giacomo ad imitazione di quella di S. Ambrogio, fondata nel 1578 da S. Carlo Borromeo a Milano.
Riportiamo quì di seguito i vari religiosi e le religiose della famiglia:

Mons. Petrino Goria (+1675), figlio del menzionato messer Giovanni Antonio (+1616) e di Caterina Borgnino da Baldichieri. Fu priore di S.Pietro di Supponito in Villanova d'Asti, canonico arciprete della Cattedrale di Vercelli (1631), priore di S.Maria di Naula in Serravalle (1624-1627), priore dei SS.Vincenzo ed Anastasio in Cavaglià (1619-1650), esaminatore ed amministratore sinodale (sinodi 1666-1670-1673), direttore ed esecutore con il cugino Petrino Aghemio della fondazione dell'Opera Pia S.Elena in Villafranca d'Asti (1641). Fu anche investito dallo zio vescovo del feudo imperiale di Ronsecco (VC) il 22-04-1630.
Morì a Vercelli e venne sepolto nella chiesa di S.Vittore dei monaci circestensi foglianti.

Mons. Pietro Paolo Goria (1617-1677), fratello del precedente, fu canonico e prevosto della Cattedrale di Vercelli (1660), pronotaio apostolico, pro vicario capitolare (1662-63), procuratore generale di S.Elena, tesoriere (1654-1660) e primo prevosto degli oblati (1666-1677), internunzio a Torino (1671-72), elemosiniere effettivo di S.A.R. (1672). Si era laureato in legge a Torino il 25-08-1672.
Anch'egli fu investito di Ronsecco nel 1630. Morì a Vercelli e venne sepolto nella Cattedrale.

Giovanni Stefano Goria Rebiolio della Castella (1589-1664), figlio del nob. messer Matteo Goria Rebiolio (o Robiola), giusdicente di Villafranca nel 1568 e di Elena Rossi. Costui fu dapprima canonico di S.Maria Maggiore a Vercelli e poi dal 13-04-1646, canonico della Cattedrale di Vercelli, dove collaborò assiduamente con il vescovo Giacomo. Risiedette per lunghi periodi presso il fratello  Michele (1594-1665) alla Castella. Restaurò a sue spese la cappella di Vulpilio di patronato della sua famiglia e la dotò di una pregevole statua lignea dorata della Madonna. Morì in Villafranca d'Asti e fu sepolto nell' antica chiesa  parrocchiale di S.Maria di Musanzia  presso l'altare della Beatissima Vergine. In passato, in questa chiesa, furono sepolti alcuni personaggi del  patriziato locale.

Domenico Goria di Valle Goria (+ giovane ante 1652), figlio di messer Simone Domenico (+ 1654) e di Giovannina Goria; costituzione di patrimonio ecclesiastico (05-05-1648), risulta chierico nel 1650.

Pietro Francesco Goria Rebiolio (+ 27-05-1681), figlio di Pietro Paolo, fu priore del beneficio di S.Maria della Pietà presso la parrocchia di S.Vincenzo in S.Damiano d'Asti, canonico oblato di S.Elena e regolatore dell'Opera Pia S.Elena.

Simone Domenico Goria di Valle Goria (1658-1716), figlio del nobile vassallo ed archibugiere Michele (1638-1698) e di Giovanna Margherita Garrone (+1671); nipote di Simone Domenico (+1654), fu canonico, poi prevosto e tesoriere degli oblati di S.Elena.

Francesco Antonio Goria Rebiolio della Castella (+1674), figlio di messer Giovanni Maria (1591 + ante 1652) e di Bartolomea...; nipote di Matteo (giusdicente nel 1658).  Fu (1631) dapprima coadiutore del cugino can. Giovanni Stefano Goria. Divenne poi  (09-05-1664) canonico della Cattedrale di Vercelli. Attestato più volte negli atti dei registri parrocchiali di Villafranca e di Pontestura. Morì in Villafranca il 26 aprile 1674 e fu sepolto nella chiesa parrocchiale di S. Maria di Musanzia.

Giovanni Rocco Goria di Valle Goria (1661-1719), figlio di messer Carlo Antonio (1640-1685) e di Andrieta Maria Pelizza; nipote di Simone Domenico (+1654). Fu canonico e regolatore dell'Opera Pia di S.Elena.

Giovanni Bartolomeo Goria Rebiolio (1664-1721), figlio di messer Antonio (1631-1691),regolatore dell'Opera Pia S.Elena e di Caterina Virano. Era nipote di Giovanni (1602-1672), sindaco di Villafranca d'Asti e regolatore dell'Opera Pia S.Elena; pronipote di Giovanni Bartolomeo anch'egli sindaco di Villafranca d'Asti e regolatore dell'Opera Pia S.Elena. Fu vice curato della parrocchia di Villafranca d'Asti (1693-94), più volte economo a Cantarana, infine canonico e prevosto degli oblati di S.Elena.

Carlo Antonio Goria di Valle Goria (1685-1748), altro figlio del sopraddetto vassallo Michele e della sua seconda moglie Caterina Sticca (1649-1691). Fu canonico oblato e regolatore dell'Opera Pia.

Carlo Domenico Goria di Valle Goria (1693-1743), figlio del nobile vassallo Simone Domenico (1665-1745) e di Gregoria Margherita Gaj da S.Paolo della Valle; nipote di Carlo Antonio (1640-1685). Fu canonico e poi prevosto degli oblati di S.Elena, infine pievano di S.Pietro di Supponito in Villanova d'Asti ed esaminatore sinodale.















Stemma dei nobili GAY, (del palazzo-castello) di S.Paolo della Valle (ora S.Paolo-Solbrito), investiti più tardi del titolo comitale di Montariolo, imparentati più volte con i Goria.



Antonio Goria di Valle Goria (1695-1760), figlio del notaio Petrino (1669-1744) e di Caterina Casto (+1730); nipote del nobile vassallo Alessandro (1642-1711). Seminarista in Torino, risiedette a Roma tra il 1730 e il 1731 per terminare gli studi. Fu canonico oblato di S.Elena e prevosto della stessa congregazione, inoltre fu regolatore dell'Opera Pia S.Elena per 15 anni e tesoriere per 3 anni.














Stemma dei nobili De Marchi , imparentati con i Goria.


Marco Antonio Goria della Castella (1696-1771), figlio del medico Antonio (1662-1720/23) e di Margherita de Marchi da Baldichieri (matrimonio celebrato nel Duomo di Torino in data 23-11-1688, in virtù di lettere di Monsignore Illustrissimo Arcivescovo Beggiani, servatis servandis, presenti l'illustrissimo Signor Avvocato Generale de' Poveri Pietro Maria Erasmo Hondio, il molto illustre et molto reverendo Signor Bartolomeo Aghemio Tesoriere della Metropolitana di Torino, il molto illustre Signor Avvocato Gio.Gaspare Aghemio et altri Testimoni). Nipote del vassallo Antonio Maria (1632-1695) e di Giacomina Garrone da S.Paolo della Valle (1627-1701). Fu priore di Roatto e vicario foraneo, fondò la cappella di S.Radegonda in Roatto.

Giovanni Amedeo Goria della Castella (1702), figlio del nobile Carlo Francesco (1663-1726) gentiluomo in Asti ( con banco gentilizio nella Cattedrale) e di Margherita Goria di Valle Goria (1639-1694); nipote di messer Giovanni (1626-1671). Fu canonico e poi prevosto degli oblati di S.Elena, regolatore dell'eredità Malabaila, infine priore del beneficio di S.Giuseppe nella parrocchia di S.Sebastiano in S.Paolo della Valle.

Pietro Giuseppe Filippo Goria della Castella (1700-1755), altro figlio del sopraddetto Carlo Francesco.
Rimasto vedovo di Anna Maria Alesini (+ 1738), si fece religioso e divenne canonico oblato di S.Elena.

Carlo Domenico Goria di Valle Goria (1736-1811), figlio di Pietro Michele (1711-1784) e di Clara Caterina Goria della Castella (1710-1754); nipote di Carlo Antonio (1640-1685). Fu canonico e poi prevosto degli oblati di S.Elena, rettore di scuola in Villafranca d'Asti, economo della parrocchia di S.Pietro in Asti, canonico e teologo della Cattedrale di Asti, esaminatore sinodale, professore di filosofia, di retorica e di umanità nel seminario di Asti.

Carlo Domenico Andrea Goria di Valle Goria (1733), figlio del notaio Giovanni Battista (1707-1740) e di Maddalena Cerrato (1703-1761); nipote di Simone Domenico (1665-1745). Fu parroco della chiesa dei SS.Gallo e Nicolò in Corneliano d'Alba, oblato di S.Elena, confessore e maestro di scuola in Villafranca.

Amedeo Goria della Castella (1766-1805), figlio del notaio Giuseppe Giovanni Battista (1741-1794) e di Teresa Mondo (1735-1808); nipote dello speziale Ignazio Felice (1704-1785) e pronipote di Carlo Francesco (1663-1726).
Fu canonico oblato di S.Elena (1790), vicario economo di S.Maria Nova in Asti. Venne assassinato nella sua camera in seminario durante un tentativo di rapina e venne poi sepolto nella chiesa romanica di Viatosto (Asti). I suoi assassini furono catturati e poi impiccati sulla pubblica piazza.







Villafranca d'Asti - Chiesa di S.Giovanni Evangelista (della Compagnia dei Disciplinanti, detta dei Battuti o dei Batù).

Costruita su una cappella presistente, dove fu sepolto Michele Goria, altro fratello del vescovo Giacomo, che fece un legato in suo favore.
L'attuale chiesa venne inaugurata nel 1701 e nel 1722 fu ivi sepolto Giovanni Matteo Goria della Castella (1659-1722), autorevole membro di detta compagnia che fece un cospicuo legato in suo favore (9*).
Anche Domenico Goria di Valle Goria  (Testa 14-11-1630) e Antonio Maria  Goria della Castella (1632-1695),  fecero dei legati in favore di detta chiesa.


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9*
Giovanni Matteo Goria della Castella (1659-1722), era figlio del nobile vassallo Antonio Maria (1632-1695) e di Giacomina Garrone da S.Paolo della Valle (1627-1701) ed era nipote di Michele (1594-1665) e di Antonina Goria di Valle Goria (1607-1665). Aveva sposato in prime nozze (29-04-1685) la cugina Giovanna Maria Goria di Valle Goria (1664-1715); in seconde nozze (09-01-1719) Anna Maria Malabaila, vedova di Pietro Paolo de Grandis di Monale. Ebbe complessivamente undici figli dei quali solo cinque sopravvissero. Fece testamento il 19 marzo 1722 nella propria casa alla Castella, rogato dal notaio Petrino Goria di Valle Goria (1669-1744), padre di Giovanni Battista (1697-1757), divenuto poi medico e più tardi v.protomedico della città di Asti e Signore di Dusino (v. punto 14).
Giovanni Matteo era fratello maggiore del medico Antonio Goria (1662-1720/23), che fu per molti anni regolatore dell'Opera Pia S.Elena (v. Marco Antonio-punto 8 ).














Stemma della nobile famiglia MALABAILA, patrizia di Villafranca d'Asti, imparentata più volte con i Goria (20*).

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(9)
Della linea villafranchese di Pontestura ricordiamo:

Giovanni Stefano (1659), figlio di Giuseppe e di Domenica Guala (Testa.16-08-1688), parroco di Pomaro (AL).

Giuseppe Goria (....-....), figlio del medico Paolo Lodovico (1700) e di Isabella Toso. Fu religioso nell'ordine dei frati predicatori e poi sacerdote. Era fratello delle due monache in Gaiani.

Giuseppe Goria (1791-1874), secondogenito di sette fratelli, era figlio del medico Giacomo Maria (1753-1815) e di Giuseppa M. F. Bottinelli. Fu prevosto e vicario foraneo prima di Odalengo Monferrato e poi di Vignale Monferrato. Sacerdote illuminato e uomo del Risorgimento; fu per i suoi meriti e sentimenti patriottici nominato dal Re " Cav.dei SS.Maurizio e Lazzaro ". Conobbe S. Giovanni Bosco (1815-1888), che ospitò nella sua parrocchia di Vignale il 12-10-1862. Fu anche amicissimo del ministro Giovanni Lanza (1810-1882), con cui mantenne una corrispondenza epistolare.

Vincenzo Goria (1798-1874),  sestogenito di Giacomo Maria e fratello del precedente, fu dapprima frate nell'ordine dei frati minori con il nome di fra Pio e più tardi vice parroco di Vignale Monferrato.

Giacomo Goria (1817-1878), frate crocifero, nato a Pontestura e morto ad Alessandria,  era figlio primogenito del capitano Paolo Lodovico (1793-1862) e di Felicita Fontana.                                       Paolo Lodovico era invece il figlio terzogenito del suddetto medico Giacomo Maria (1753-1815).

Luigi Goria (1821-1847), sacerdote a Vignale, era figlio secondogenito del capitano Paolo Lodovico.

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(10)
Tra le religiose ricordiamo:

Lucia Margherita Goria (+1699), figlia del nob. messer Alessandro (+1640) e di Margherita Alberga . Fu monaca circestense e poi abbadessa nel monastero di S.Maria della Sala in Andorno, morta in concetto di santità.

Francesca Caterina Goria (+1671),  monaca circestense e poi abbadessa nel monastero di S.Maria della Sala in Andorno, morta in concetto di santità.

Beatrice Goria (....-....), sorella delle prime due, fu anche lei monaca circestense nel monastero di S.Maria della Sala.

Teresa Goria (sec. XVII-XVIII), della linea villafranchese di Pontestura. figlia di Francesco Antonio (1650-1721), notaio, podestà e pretore di Pontestura, e di Lucrezia Cane.
Fu monaca domenicana nel monastero di S.Maria Maddalena in Casale Monferrato con il nome di suor Lodovica.

Anna Violante (....-....), sorella di Teresa, monaca domenicana di S.Maria Maddalena in Casale Monferrato.

Lodovica (....-....), figlia del medico Paolo Lodovico e di Isabella Toso; fu monaca nel monastero di Gaiani.

Giovanna Maria (....-....), sorella di Lodovica, monaca nel monastero di Gaiani.

In tempi più recenti ricordiamo la villafranchese suor Maria Goria (1878-1936).

























Villafranca d'Asti - Cappella Madonna di Vulpiglio (o Volpiglio) o della Neve con abside romanica (già attestata nel 1152).


Il titolo di " Madonna della Neve ", compare per la prima volta  nella visita pastorale di mons. Giovanni Todone nel 1729 ( " capella campestris B.M.V. de Vulpilio sive de Vulpis aut Nives " ).

Di patronato dei Goria dal 1600 al 1828, quando passò sotto il patronato dei Conti Canalis di Cumiana, propietari della vicina tenuta " La Castella " ora di propietà Altissimo.
Nella sacrestia si conserva una tavola lignea, datata 1739, con lo stemma dei Goria.

Nei pressi della Cappella, sono stati sepolti i caduti di un fatto d'armi tra spagnoli e francesi, avvenuto nella valle sottostante nel settembre del 1553 (v.  G.S. De Canis "Corografia Astigiana" - Solbrito).

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(11)
Anche il notariato fu praticato da molti esponenti della famiglia, in particolar modo da quelli del ramo principale " quello del vescovo Giacomo ", che tennero detto ufficio in maniera continuativa dalla metà del secolo XV ai primi del secolo XVII.
Ricordiamo anche gli altri notai del clan familiare che rogarono dalla metà del sec. XVI a tutto il sec. XVIII :

Cesare Goria, attestato nel 1583.

Giovanni Lorenzo Goria, attestato nel 1596.

Petrino Goria di Valle Goria (1669-1744), notaio in Dusino, figlio del nobile vassallo Alessandro (1642-1711) e di Antonina Sticca (1648-1706).

Giovanni Battista Goria della Castella (1700), figlio del medico Antonio (1662-1720/23), che fu per molti anni regolatore dell'Opera Pia S.Elena e di Margherita De Marchi da Baldichieri. Il dott. Antonio Goria, si era laureato in medicina il 04 nov. 1684 ( v. GRASSI Gioacchino, punto 30).

Giovanni Battista Goria di Valle Goria (1707-1740), notaio in Ferrere, figlio del nobile vassallo Simone Domenico (1665-1745) e di Gregoria M.Gaj . Mentre si trovava in Asti per certi suoi affari, fu colto da un improvviso malore che lo portò alla morte in pochi giorni.
Venne sepolto nella Cattedrale di Asti.

Giuseppe Giovanni Battista Goria della Castella (1741-1794), altro figlio dello speziale Ignazio Felice (1704-1785) e di Paola Maria Goria (1702-1778), matrimonio celebrato in Tigliole. Era nipote di Carlo Francesco (1663-1726), gentiluomo in Asti.























 
Villafranca d'Asti - Casa Goria   (quella con la torre).
Vecchia fotografia di piazza G. Marconi, ancora senza automobili. 


Questa antica casa apparteneva alla famiglia del notaio Petrino Goria, padre del vescovo Giacomo, che da questi la ereditò. Il notaio Petrino  possedeva un'altra casa  nel ricetto di S. Elena, che era la sua residenza principale. Questa casa fu poi demolita quando la chiesa di S. Elena venne riedificata in forma barocca  e monumentale (sui disegni del celebre architetto ducale Amedeo di Castellamonte) e si ricavò anche lo spazio necessario per costruire l'attuale piazza Goria.




















Casa Goria oggi, attualmente di propietà della famiglia Sticca (in passato ci furono alcuni matrimoni fra i Goria e gli Sticca).


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(12)
La professione militare fu esercitata da molti esponenti dei Goria di Valle Goria, ricordiamo in proposito:

Giovanni Domenico (....-....), alfiere (ufficiale porta insegna), patenti del Duca Vittorio Amedeo I di inibizione di molestia (LL.PP.30-09-1636).

Giovanni Battista (1631-1651), fratello maggiore di Michele, fu ferito a morte combattendo contro gli spagnoli nei pressi di Cortazzone.
(+ 30 agosto 1651 -  " Jovannes Baptista annorum 20, filius Nobilis Simonis...vulnere accepto in conflictu contra Hispanos prope Cortasonem.....expiravit cuius corpus eo deportatus fuisset Villafrancha a suis fratribus et amicis....." . Venne sepolto nella chiesa di S. Maria di Musanzia).

Michele (1638-1698), figlio di messer Simone Domenico (+1654) e di Giovannina Goria; nipote di Domenico. Fu archibugiere a cavallo delle guardie di S.A.R. ed infeudato da Vittorio Amedeo II di beni in Villanova d'Asti (15-09-1694) e di beni in Dusino (25-09-1694). Costui venne fatto prigioniero dagli spagnoli a Castelvecchio e condotto prigioniero in Genova.
Il Duca Carlo Emanuele II stanziò una somma in suo favore per liberarlo e  " .... rimontarlo a cavallo havendo persi li loro cavalli ...."  ( LL.PP.29-12-1672).
Si sposò tre volte: dapprima con Giovanna Maria Garrone (+1671), poi con Caterina Sticca (1649-1691), infine con Caterina Prospera Gambetta (1667-1737), del fu Vittorio, controllore di S.A.R. .
Venne sepolto  nella chiesa di S. Elena.                

Anche alcuni figli del sopraddetto Michele furono uomini d'armi:

Giovanni Antonio (1659), ufficiale in Francia nel reggimento De Magalotti, partito nel 1676, perì nella guerra di Fiandra.

Giovanni Battista (1680-1762), luogotenente di fanteria. Sposò (ante 1716) Anna Caterina Testa (1694-1774).

Gaspare Felice (1696-1751), arruolato nelle guardie di S.M. il Re di Sardegna. Sposò Clara Vittoria ..... (1695-1748).

Giovanni Battista Goria (1776-1795), dei Signori di Dusino, dapprima sergente nel reggimento Monferrato, dopo promosso (10-04-1793) alfiere nello stesso reggimento. Combattè contro i francesi e giovanissimo morì ad Aosta il 25-06-1795 (v. punto 14).

Dei Goria della Castella, ricordiamo invece Matteo (1659), che trasferitosi a Parigi, fu sergente nelle guardiedi S.M. Cristianissima il Re di Francia (10*). Sposò Giovanna Colas de Rocheplatte, da cui ebbe alcuni figli.
Matteo era uno dei fratelli di Carlo Francesco (1663-1726) (v.punto 13).

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10*
Per i militari di carriera, rimanere in servizio attivo nei ranghi dell'esercito non era cosa facile; infatti in tempo di pace gli organici dei reggimenti venivano ridotti e molti dei suoi ufficiali e sottoufficiali venivano messi in congedo o in aspettativa. Pertanto alcuni di questi, come nel caso del suddetto Matteo, per potere continuare a percepire una paga regolare, furono costretti a porsi al servizio di qualche altro sovrano.
Era questa la dura legge della vita che investiva sopratutto i cadetti (squattrinati) delle famiglie nobili o notabili di quel tempo.

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(13)
Le linee di Pontestura, di Casale Monferrato ed i Goria-Gatti, discendono da Giuseppe Goria della Castella, che si trasferì a Pontestura (AL), dove sposò la nob.le Domenica Guala (1642) ed ebbe numerosa discendenza.
Questi (Giuseppe) era figlio di messer Antonio, che fu sindaco di Villafranca nel 1629 e di Agnesina Berruto. Fu padre di Francesco Antonio (1650-1721), notaio, podestà e pretore a Pontestura (v.punto 15).

Costoro detenevano nell'antica (sec.XII) chiesa parrocchiale di Pontestura, dedicata a S.Agata, un banco gentilizio, più tardi traslocato dal parroco in sacrestia. Inoltre la ringhiera del balcone della loro abitazione, si fregiava di uno stemma familiare in ferro battuto che con il tempo è venuto a mancare.























Pontestura (AL) - Casa Goria.
Vecchia cartolina del 1921 che ritrae l'antica dimora dei Goria.


Nei secoli XVIII e XIX altri membri dei Goria di Valle Goria e della Castella si trasferirono in Asti ed in Torino dando origine ad altre linee della famiglia.

Come già accennato ( v. punto 8), nel duomo di Asti si trova il banco gentilizio del nobile villafranchese Carlo Francesco Goria (1663-1726) (11*).
Egli era figlio di messer Giovanni Goria della Castella (1626-1671) e di Margherita Goria di Valle Goria (1639-1694).
Era nipote di Giovanni Maria (1591-ante 1652) e di Bartolomea ... e pronipote di Matteo (giusdicente di Villafranca nel 1658) e di Elena Rossi.
Dimorò in Asti dove sposò Lucia Ravazza da Trino (vedova del nobile Gio. Domenico Gamacchio, dei Consignori di Montaldo Dora) da cui otto figli:

1) Maria Margherita (1696-1748), che sposa (1730) l'avvocato  Francesco Antonio  Alesini di Asti (+ ante 1748) - 2) Michele Ignazio (1698-1699) - 3) Pietro Giuseppe Filippo (1700-1755), che sposa Anna Maria Alesini (1708-1738) - 4) Giovanni Amedeo  (1702) - 5) Ignazio Felice (1704-1785), regolatore dell'Opera Pia S. Elena, che sposa Paola Maria Goria della Castella - 6)  Giacomo Alessandro Maria (1706) - 7) Giorgio Antonio Gregorio (1708-1757), che sposa Francesca Maria...(1723-1768) - 8) Clara Catterina (1710-1754), che sposa Pietro Michele Goria di Valle Goria (1711-1784).

Carlo Francesco è sepolto nella Cattedrale di Asti, come pure il fratello Giovanni Maria (+1725), canonico della Cattedrale, pro-vicario generale capitolare, teologo, dottore in diritto civile e canonico e giudice sinodale.


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11*


















Stemma dei Goria, scolpito sullo schienale del loro banco gentilizio, situato nella Cattedrale di Asti dedicata a S. Maria Assunta.

Le figure araldiche dello stemma, scolpito sullo schienale del banco gentilizio, sono state scalpellate dai giacobini ai tempi della Rivoluzione Francese, nei tre giorni che fu proclamata la Repubblica Astese (27-29 luglio 1797) inquantochè erano considerate indice dell' " Ancien Regime ", ma il contorno dello scudo ed il nome del propietario del banco ( Carlo Francesco Goria ) sono perfettamente conservati.


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Castello di Dusino (AT), come appare oggi.



(14)
Linea dei GORIA Signori di DUSINO :

Giovanni Battista Goria (1697-1757), medico, discendeva da una antica famiglia originaria di Villafranca d'Asti, nobile e patrizia del luogo.
Si era laureato in medicina a Torino il 10 maggio 1724; fu suo promotore Buglioni. (v. Bellone E. - punto 30, fonti)

Era figlio di Petrino (1669-1744), notaio in Dusino e di Caterina Casto da Baldichieri (+1730 in Asti); nipote del nobile vassallo Alessandro (1642-1711), già infeudato dal duca Vittorio Amedeo II di beni in Villafranca d'Asti il 04-08-1694 e di beni in Dusino il 26-04-1695, il quale aveva sposato nel 1662 Antonina Sticca (1648-1706) da Villafranca d'Asti.

























Stemma dei nobili STICCA, imparentati più volte con i Goria.
( E' raffigurato nello scalone di palazzo già Zoppi di Cassine (AL) ora Albertengo di Monasterolo e ricorda il matrimonio, avvenuto nel 1612, tra Brigida STICCA e Ottavio ZOPPI. Lungo tale scalone sono dipinti gli Stemmi d'Alleanza della nobile famiglia ZOPPI ).


A sua volta Alessandro era figlio del nobile messer Simone Domenico Goria di Valle Goria (+ 1654), che aveva sposato nel 1626 la cugina Giovannina Goria (+ post 1647 ante 1654) di Alessandro (+ 1640), fratello del vescova Giacomo.

Giovanni Battista visse ad Asti, dove esercitò la professione medica con il grado di Vice Protomedico della città di Asti  ( primo medico o capo della sanità della città e della provincia, come rappresentante del Protomedico del Piemonte che risiedeva a Torino).

Fondò (25-01-1737) nella Cattedrale di Asti il Canonicato di S. Giovanni Battista, di patronato delle case Goria, Vandero e Saracco (v. Teresa Lucia Goria in Vandero, sua sorella).

Ebbe pure il patronato sulla " Cappella della Gambetta " (v. Libert  G. punto 30), che faceva parte di una sua propietà, ereditata dalla madre (Caterina Casto della Gambetta), situata nel territorio comunale di Baldichieri d'Asti ai confini con Villafranca, lungo la strada reale (poi statale 10 - ora strada regionale 10) che percorreva la valle.  E' riportata in un'antica mappa, che raffigura il territorio di Baldichieri, conservata presso l'Archivio di Stato di Asti. La  propietà, tutta recintata, comprendeva oltre alla suddetta chiesa, una  casa padronale con un bel giardino ed una cascina. Era la dimora di campagna  preferita dalla famiglia del protomedico Giovanni Battista Goria, che vi soggiornò per lunghi periodi. Con il tempo la cappella cadde in disuso e venne poi demolita nel secolo scorso, insieme agli edifici ivi descritti per fare posto a dei capannoni industriali .


Ricevette Patenti di riconoscimento della nobiltà di sangue (19-12-1739).
Fu infeudato di 1/9 di 1/4 del feudo e giurisdizione di Dusino col S.p.m. il 22-12-1739 ed investito dal Re Carlo Emanuele III di Savoia il 24-09-1740 con il titolo Signorile. Sposò Irene Dentis dei Conti di Bollengo (1695-1775), vedova del Conte Carlo Gabriele Gabuti di Bestagno, da cui:  Anna Antonia + a Baldichieri d'Asti il 16-09-1742 all'età di tre anni.















Stemma dei nobili DENTIS, Conti Di Bollengo , imparentati con i Goria.


Testamento (22-06-1746), dove nominò erede universale il fratello Giacomo Alessandro.
E' sepolto nella Cattedrale di Asti.




















Asti - La Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta e a San Gottardo (gotico piemontese - sec.XIV).
All'interno si trovano i banchi gentilizi di molte famiglie nobili astesi, tra i quali quello dei Goria.


Giacomo Alessandro (1709-1769), avvocato (12*), fu nominato Vice Giudice della Città di Asti il 18-08-1732. Più tardi lo troviamo sentenziare anche con il grado di Giudice.
Venne investito di Dusino il 06-05-1758.


























Stemma dei nobili BEAUMONT, imparentati con i Goria.
(Si tratta della riproduzione di quello inciso sulla lapide sepolcrale di Carlo Emanuele de Beaumont a Castiglione Torinese. Lo scudo accollato alla Croce dell'ordine Mauriziano e sormontato da una corona comitale).


Morì in Chieri e venne sepolto nella chiesa dei P.P. Minori Riformati di S.Francesco.
Sposò (16-01-1746) Caterina Margherita Genoveffa de Beaumont (27-01-1723) (13*), figlia del Cav. SS. M. e L.   Claudio Francesco (1694-1766), primo pittore di S.M. e di Agnese Anna Broglietta (+ 05-12-1773), da cui:

1) Pietro Vincenzo Francesco Maria (29-11-1746), nato e battezzato in Torino nella chiesa dei SS.Stefano e Gregorio. Suoi padrini furono i nonni: l'ill.mmo Cav. Claudio Francesco de Beaumont e l'ill.ma Sig.ra Agnese Anna Domenica Broglietta, coniugata Beaumont. Morì infante.

2) Antonia Maria Luisa (....-....), ricordata nel testamento del padre.

3) Giuseppe Domenico Maria (+1806), che fu investito di Dusino il 07-10-1775 dal Re Vittorio Amedeo III.
Sposò a Torino (1775) Genoveffa Anna Francesca Chionio dei Baroni di Thenesol (+1817), figlia del senatore (magistrato) Nicola Antonio (14*) e di Maria di Giovanni Battista Berrone, da cui:

Giovanni Battista (1776-1795), alfiere (10-04-1793) nel reggimento Monferrato;  combattè contro i francesi e giovanissimo morì ad Aosta il 25 giugno 1795 (v. punto 12 e punto 30 Alberico Lo Faso di Serradifalco).
La madre (Genoveffa  A. F. Chionio) rimasta vedova e senza figli, sposò in seconde nozze (1808) il Conte Lazzaro Calvi (1761-1842), alto magistrato del Regno, che era rimasto a sua volta vedovo della Contessa Luisa Marianna Adami di Bergolo. E' sepolta a Cagliari, dove aveva seguito il marito (L. Calvi), inviato in Sardegna (03-07-1815) a ricoprire la carica di " Reggente della Grande Cancelleria ".
Giuseppe Domenico Maria è invece sepolto nella Cattedrale di Asti.
















Stemma dei nobili CHIONIO, Baroni di Thenesol, imparentati con i Goria.


A questa linea familiare appartiene anche il già menzionato Antonio (1695-1760), fratello maggiore dei primi due Signori di Dusino, che fu sacerdote e canonico oblato di S.Elena (v.punto 8).

Teresa Lucia, era invece la loro sorella. Aveva sposato (03-05-1727) Giovanni Giuseppe Vandero da Montechiaro d'Asti, che aveva fondato con il cognato Giovanni Battista Goria il Canonicato di S. Giovanni Battista nella Cattedrale di Asti. (v. protomedico Giov. Batt.).

Con l'estinzione di questo ramo dei Goria, decadde anche il titolo nobiliare di Signore di Dusino, fino a quando fu rivendicato con Sentenza della Magistratura Italiana da un altro ramo del casato (v. punto 15).


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12*
Giacomo Alessandro Goria, si era laureato in legge a Torino il 15 luglio 1728.
Fu suo promotore Gallea; si era licenziato il 19 luglio 1726, presentato da Cusano.
(v. Bellone E. - punto 30, fonti).

13*
Caterina Margherita Genoveffa Beaumont, fu battezzata a Torino il 28-01-1723.
Padrino fu il celeberrimo Cav. D. Filippo Iuvara (1676-1736), primo architetto reale di Vittorio Amedeo II.
Madrina fu la Contessa Caterina Maria Lanfranchi Perachina.

Il matrimonio con l'ill.mo sig. avvocato Giacomo Alessandro Goria, fu celebrato nella cappella del Palazzo Arcivescovile di Torino, servatis servandis, alla presenza dell'Arcivescovo Monsignor Giambattista Roero, di alcuni familiari e dei Signori D. Giambattista Calvi e D. Benedetto Buffetti.

14*
I Chionio, erano originari di Monastero Lanzo (TO).
Ottennero la Baronia di THENESOL (in Savoia) nel 1788.
Il ramo dei Baroni Chionio si estinse nei Nuvoli di San Damiano d'Asti, da cui i Chionio-Nuvoli.

Molti esponenti di questa famiglia furono uomini di legge e ricoprirono importanti cariche pubbliche nella Magistratura, nell'Università e nell'Amministrazione dello Stato.

A Mathi (TO), i Chionio posseggono tuttora il palazzo e la cappella gentilizia (nella Parrocchia dell'Annunziata) che hanno ereditato dai Conti Bellini.
Le tombe dei Baroni Chionio sono invece a Chiaves (TO), nella Cappella di S. Bernardo della locale chiesa parrocchiale.

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(15)
2^ Linea dei GORIA Signori di DUSINO:

Pietro (Piero) Natale Goria (1898-1983), avvocato, rivendicò tempo dopo il titolo nobiliare di Signore di Dusino. (Pratica presso la Consulta Araldica, con parere favorevole per la rinnovazione del titolo di Nobile col predicato di Dusino, del commissario del Re in data 28-XI-1938, rimasta sospesa per mancata iscrizione del ricorrente al partito Naz-fascista, come da lettera della Prefettura di Roma del 03-VII-1940).
Dopodichè scoppiò la 2^ guerra mondiale e poco dopo cadde la monarchia.

Infine il Tribunale di Torino, con sentenza definitiva del 5 settembre 1960, riconobbe al richiedente l'appartenenza del titolo nobiliare di Signore di Dusino, ordinandone la cognomizzazione del predicato.

Piero Natale Goria di Dusino, discendeva dal nobile messer Giuseppe Goria della Castella (15*), che si era trasferito a Pontestura dove aveva sposato (1642) Domenica Guala di Giacomo, dando origine ad un'altra linea del casato (v.punto 13). Fu avvocato patrocinante di cassazione, professore di economia politica, dott. in giurisprudenza, dott. in scienze geografiche, dott. in lettere e filosofia.
Ufficiale d'Artiglieria nella 1^ guerra mondiale, decorato di croce di guerra al V.M., Cav. di Vittorio Veneto.
Richiamato allo scoppio della 2^ guerra mondiale con il grado di capitano, fu proposto a medaglia d'oro al V.M. dalla VI sottocommissione ministeriale per l'esame ed il comportamento degli ufficiali dopo l'8 settembre 1943 (cfr. Atti, foglio 16 sett.1945 del Min.Guerra, n.1817, prot. a firma gen. A. Roda). Volontario della libertà, fu nuovamente proposto a medaglia d'oro (Missione Viarengo " Rete Guido ") dal comandante supremo alleato al Ministero della Guerra, con parere formale del comandante della " Franchi " Edgardo Sogno Rata del Vallino. Si congedò poi con il grado di Maggiore, ma per i suoi meriti raggiunse infine il grado di Generale di Brigata di Complemento.

Nel 1945, alla fine della guerra, in qualità di Presidente del Comitato del Fronte Autonomo di Redenzione,  tenne nella sede di Torino del Partito Liberale Italiano, una relazione dal titolo: " L'Opera e la Lotta contro il NAZI-FASCISMO " (v. punto 30 Fonti).

Aveva sposato (30-VI-1929) Nella Scavia (figlia di Michelangelo, professore al Politecnico di Torino e della Contessa Maria Luisa Guazzone di Passalacqua), da cui due figli:

a) Alessandra (1930-1972), benemerita Segretaria Nazionale Organizzativa della F.I.D.A.S. (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue), mancata prematuramente.
In sua memoria è stata istituita una medaglia che viene annualmente conferita ai sostenitori e ai donatori più meritevoli dell'Associazione.
Sposò a Torino (07-07-1954) il nob. dott. Eugenio Re-Rebaudengo (1927), da cui quattro figli:

1) Nella Maria (1955), 2) Lidia (1957), 3) Agostino (1959), 4) Adele (1961).

b) Michelangelo (1932-200?), assistente sociale (celibe). Con la sua morte si è estinto il ramo principale  dei Goria di Pontestura, originario di Villafranca d'Asti.















Stemma dei nobili RE-REBAUDENGO, imparentati con i Goria.


Piero Natale aveva un fratello primogenito di nome Emilio Carlo (1894), morto infante ed una sorella di nome Camilla (1896), affermata pittrice (v. Dizionario A.M. Comanducci - punto 30), che aveva sposato Raffaele Antonioli.


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15*
Lo storico genealogista ed araldista Barone Dott. Mario Zucchi, nella sua opera sulle famiglie nobili e notabili del Piemonte, edita nel 1950, lo fa discendere da Marco Antonio (il fratello più giovane del vescovo Giacomo), ma si è confuso, perchè questi era morto celibe e senza figli. Si è invece appurato che discendeva da un ramo collaterale della famiglia, ovvero dal nob. messer Antonio Goria della Castella, sindaco di Villafranca d'Asti nel 1629 e padre del menzionato Giuseppe che risulta essere il capostipide del ramo villafranchese di Pontestura.

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Piero Natale era figlio di Alessandro (1858-1930) e di Maria Luisa Beltramo. Il padre era un militare di carriera:  Sottotenente d'Artiglieria nel 1878, insegnante alla Scuola Militare di Modena, Colonello nel 1910 quando comandò il 7° Reggimento Artiglieria da campagna e dal 1913 in 2^ la Scuola d'Applicazione d'Artiglieria e Genio. Allo scoppio della 1^ Guerra Mondiale (1915) era Maggiore Generale d'Artiglieria da Campagna a Milano. Durante la guerra comandò successivamente l'Artiglieria del III e I Corpo d'Armata e poi dal 1917,  promosso  Tenente Generale ,  quello della 4^ Armata.  Nel 1918 lasciò il S.A.P. e nel 1923 assunse il grado di Generale di Divisione; andò poi a riposo nel 1927. Pluridecorato, fu insignito delle onorificenze di Comm. Ord. Cor. d'It., Comm. SS. M.e L. e di Gr. Uff. della Cor. di Francesco Giuseppe. Nel 1923 fu Fondatore dell'Associazione Piemontese Artiglieri d'Italia e nel 1926 fu Presidente del Comitato per il Monumento all'Artiglieria nel parco del Valentino a Torino.



   






















Ten.Gen. d'Artiglieria Alessandro Goria  (1858-19340)



(Piero Natale) Era nipote di Giuseppe (1822-1904), avvocato, Procuratore del Re a Catania, Vice Prefetto distintosi in Basilicata nell'epidemia colerosa (1867), infine Prefetto del Regno a Cuneo, Comm. Ord. Cor. d'It. , Cav.Uff. SS.M.e L. , medaglia benemeriti salute pubblica. Costui aveva sposato Emilia Gatti da Altavilla (Al), da cui il suddetto generale Alessandro e l'avvocato Cesare (secondogenito) che assunse anche il cognome materno, dando origine alla linea dei GORIA-GATTI tuttora fiorente (16*).

Il prefetto Giuseppe Goria fece pratica di giustizia per il titolo di  Nobile : " Il ministro degli interni con nota del 4 aprile 1904, a firma  Giovanni Giolitti, comunicava a Giuseppe Goria , il riconoscimento del titolo di Nobile, previo pagamento della tassa relativa, inadempiuta per la morte del predetto ".

Il bisnonno Pietro (1788-1868), nato a Pontestura, primogenito di sette fratelli, dottore in medicina e ostetricia, fu medico chirurgo nelle armate di Spagna di Napoleone I. Aveva sposato (28-09-1815) Delfina del nobile Giuseppe Zaldera. Fu medico in Palazzolo e poi Direttore dell'Ospedale di Trino. Decorato della medaglia di S.Elena (concessa da Napoleone III ai soldati superstiti che avevano combattuto a fianco dello zio Napoleone I). Venne anche insignito del Cavalierato dei SS.Maurizio e Lazzaro.

Il tribisnonno Giacomo Maria (1753-1815), fu medico chirurgo e capitano di milizia . Aveva sposato (18-01-1785) Giuseppa Maria Francesca Bottinelli di Casale.

Il quadribisnonno Francesco Antonio (22-05-1723), fu medico chirurgo, aveva sposato (05-03-1753) Giovanna Maria Milano.

Il quinto bisnonno Carlo Giuseppe (1695-1773), fu causidico in Casale e venne qualificato " Cittadino e Signore " nell'elenco delle famiglie distinte, esistente nella biblioteca del seminario di Casale Monferrato. Aveva sposato Giovanna Maria Comba.
(uno dei figli di Carlo Giuseppe era Paolo Lodovico, che sposatosi a Parigi non diede più notizie di sè).

Il sesto bisnonno Francesco Antonio (1650-1721), fu notaio, podestà e pretore a Pontestura " cum gladii potestate " (rogò anche in Casale Monferrato). Aveva sposato Lucrezia Cane.

Questi (Francesco Antonio) era figlio del menzionato messer Giuseppe Goria della Castella e della nobile Domenica Guala (v. punto 13).

A sua volta Giuseppe era figlio di messer Antonio, sindaco di Villafranca d'Asti nel 1629 (testa 27-06-1630), e di Agnesina Berruto.

Antonio era invece figlio di messer Matteo, giusdicente di Villafranca d'Asti nel 1568 (testa il 12-09-1613) e di Elena Rossi.

Infine Matteo era figlio di messer Antonio (sec.XVI), patrizio villafranchese.























Sacro Monte del Santuario di Crea (AL). Cappella gentilizia della famiglia Goria. 


Come da foto, ai due lati sotto il porticato, si trovava una coppia di stemmi marmorei della famiglia, che sono poi stati smurati e rubati da ignoti.
Si tratta della III Cappella intitolata a S.Maria Predetta e Prefigurata.
Fu acquistata dai fratelli Goria di Pontestura dai signori Ludovico dal Pozzo e Tommaso Gatti il 28-07-1864 (atto rogato in Moncalvo). I Goria la restaurarono completamente (lavori terminati nel 1867) e da allora detengono il patronato della cappella con il diritto di sepoltura.
L'ultimo della famiglia ad essere ivi sepolto è stato Michelangelo Goria Di Dusino (1932-200?), figlio dell'avvocato prof. Piero Natale e di Nella Scavia.


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16*
La famiglia Gatti è illustre ed antica in Altavilla Monferrato (AL) ed annovera personaggi degni di memoria per la loro generosità:
i fratelli medici Stefano e Vincenzo Gatti che il 14-01-1814 fondarono la Congregazione di Carità. Il notaio Domenico che il 30-12-1837 donò ad essa molti beni; anche alcune donne della famiglia come Matilde Gatti (con testamento 20-04-1857) e Mary Goria-Gatti (02-06-1935) elargirono alla Congregazione notevoli sussidi.
Ricordiamo inoltre Alessandro Gatti (1793-1876) che fu avvocato, Cav. dei SS. M.e L. e sindaco di Altavilla Monferrato per molti anni. Questo ramo dei Gatti si estinse poi nei Goria.


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(16)
Linea dei GORIA-GATTI:


Cesare Goria-Gatti (1860-1939), personaggio eclettico ed intraprendente: avvocato (celebre penalista), Comm. Corona d'Italia, fu uno dei fondatori della F.I.A.T. , facendo parte del 1° Consiglio d'Amministrazione dal 1899 fino alla fine del 1905.
Fu lui che battezzò il motore Faccioli della Welleyes (il primo costruito interamente a Torino) con la sigla F.I.A.T. . Fu tra i promotori (1898) dell'Automobile Club Subalpino, divenuto poi nel 1905 Automobile Club d'Italia, dove il Goria che era vice presidente e dal 1900 anche consulente legale, ricoprì poi nel 1921 la carica di segretario generale. Fu tra i fondatori della scuola per meccanici e conduttori di automobili, della quale fu ininterrottamente presidente dal 1904 al 1936. Sportivo (partecipò in gioventù a diverse gare con vari mezzi) e giornalista, fu fondatore (dic.1898) e direttore della rivista " L'Automobile ", fu pure direttore del periodico " Giustizia Automobilistica ". Fu uno studioso della nuova disciplina giuridica scaturita dalla automobilistica (infortunistica - sicurezza stradale). Per questo motivo fece parte della commissione ministeriale per la compilazione del 1° Codice della Strada. Si appassionò anche alla nascente aviazione; ricoprì le cariche di vice presidente della Società Aviazione di Torino, del Congresso Internazionale dell'Aviazione, svoltosi a Torino nel 1910 e dell'Aereoclub d'Italia. Nel 1912 fu tra i fondatori della S.I.T. (Società Italiansa Transaerea) con sede in Torino, di cui il Goria fu amministratore e condirettore (la S.I.T. , fu poi acquistata nel 1917 dall'Ansaldo). Nel 1913 fu chiamato a presiedere il Sindacato Industriale Aeronautico Italiano. Nel 1915 per incarico del Ministero della Guerra, organizzò alcuni corsi per motoristica di aviazione. Fu pure uno dei promotori del Museo Nazionale dell'Automobile in Torino; pochi mesi prima di morire, aveva donato al museo, cimeli, documenti, pubblicazioni ed altro materiale, che illustravano la storia dell'automobilismo piemontese nei suoi primi quaranta anni.
Ricoprì anche la carica di sindaco del comune di Corio Canavese dal 1910 al 1919.
Inoltre fece parte di numerosi comitati di beneficenza ecc.ecc. .

Cesare Goria-Gatti era figlio dell'avvocato Giuseppe (1822-1904), Prefetto del Regno a Cuneo. Era fratello minore del generale Alessandro Goria (1858-1930), che non fece aggiunzione del cognome materno (v.punto 15). La tomba dei Goria-Gatti si trova presso il cimitero di Altavilla Monferrato e si fregia di uno stemma familiare.





















Palazzo Cacherano di Bricherasio. Riunione dei nove fondatori e componenti del 1° Consiglio d'Amministrazione della F.I.A.T. (Torino 1° luglio 1899).

Lorenzo Delleani (1840-1908) è l'autore di questo famoso quadro.
L'avvocato Cesare Goria-Gatti è quello in piedi dietro al Conte di Bricherasio (quello al centro con la giacca bianca).


Sposò (17-08-1892) Maria Twerembold, da cui Alessandro (1893-1966), dott. in legge e capitano del genio, noto cultore di canzoni e di ballate folcloristiche piemontesi. Fu amico di poeti, pittori e scrittori tra cui Cesare Pavese; scrisse pure una biografia sul proprio padre (v.punto 30). Dal matrimonio di questi con Maria Griglione discesero:

1) Cesare (1927-1992), professore di Belle Arti, vice presidente della U.T.E.T.  ( Unione Tipografica- Editrice Torinese S.p.A.) e consigliere della USES ( Edizioni Scientifiche S.p.A. ). Sposò Irma Losana, pittrice.

2) Emilia (1931), consigliere U.T.E.T. , che sposa Corrado Bertini.

Dal matrimonio di Cesare con Irma Losana, discesero:

a) Lucia (1962), dottoressa in biologia, che sposa il dott. Emanuele Albano,  professore ordinario di Patologia  presso l'Università di Novara.

b) Marco
(16-05-1965), architetto in Torino, che sposa Anna Maria Pezza, da cui:

1) Cesare (15-12-2000).

2) Michele (07-09-2002).
























Altavilla Monferrato (AL), Cappella  Maria Ausiliatrice detta    " La Rotonda " , di patronato della famiglia Goria.



I Goria-Gatti furono propietari della cappella votiva dedicata a Maria Ausiliatrice detta " La Rotonda ",  situata nell'antico cimitero d'Altavilla Monferrato (AL). Questa fu edificata nel 1808 su progetto del celebre architetto marchigiano Agostino Vitali. Nel 1946 la cappella passò di propietà alla famiglia Mazzetti che recentemente l'ha fatta  restaurare. Sulla facciata e all'interno si ammirano alcuni interessanti stemmi della famiglia Goria.


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Panorama di Pontestura (AL).


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(17)
Altri personaggi dei GORIA che fanno parte della linea villafranchese di Pontestura:


Marco (citato dallo Zucchi come Mario) (1822-1841), figlio terzogenito del già menzionato  Paolo Lodovico (1794-1862), che fu capitano conservatore delle Reali Caccie e consigliere comunale di Pontestura (v. punto 9 e 15).

Carlo (1824-1892), figlio quartogenito del suddetto capitano Paolo Lodovico, fu Maggiore del G.N. .
Costui sposò (1846) la nobildonna Camilla Morelli dei Conti di Popolo e Marchesi di Ticineto (+1892), da cui quattro figli:















Stemma dei nobili MORELLI, Conti di Popolo e Marchesi di Ticineto, imparentati con i Goria.


(1) Natalina, nata a Pontestura (1849), che sposa Giuseppe Biano.
(2)
Angelina, nata a Pontestura (1852), che sposa Giuseppe Casoni, medico in Pontestura.
(3)
Gaspare (17*), (nato a Pontestura nel 1853 + nel 1913 in San Salvador), geometra, che emigra (1908) dapprima in Messico a Veracruz e poi in El Salvador, costui sposa (1882) Giuseppina Martini (+1934 in San Salvador) da cui: (a) Camilla (1883+1927 a NewYork), che sposa Franco Pertusio; (b) Uberto (nato a Trofarello 1884 + 1950 circa in San Salvador), ingegnere, che si sposa due volte; dal 2°matrimonio con Dolores Martinez ha due figlie: a) Josefina (1939) e b) Uberta Eugenia (1942) in Rivera, da cui Carlo Rivera Goria (1969).
(4)
Felice (1856-1891), nato a Pontestura, che sposa (1880) Albina Vanni, morto a Massaua in Africa.


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17*
Gaspare Goria, aveva un'interessante e copiosa documentazione sulla famiglia Goria di Pontestura, trasmessa poi al figlio Uberto ed ora in possesso del pronipote Carlo Rivera Goria (1969). Copia di detta documentazione (molto più dettagliata) era stata depositata a suo tempo presso lo studio dell'avvocato Della Porta di Torino, forse per pratica araldica, ma non sappiamo che fine abbia fatto.

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Antonio (1795-1877), ( o Marco Antonio secondo lo Zucchi), quartogenito di Giacomo Maria, fu medico militare (chirurgo di reggimento, poi di divisione nel Ducato di Savoia) infine primario chirurgo a Novara. Fu pure sindaco di Pontestura nel 1829.  Per motivi professionali, dal 1856 al 1862,  intraprese un lungo viaggio in Sud America (Brasile- Antille- Santo Domingo- Cuba ed Haiti)  e ritornò infine a Pontestura dove più tardi morì. Sposò Emilia Majoni da Novara, da cui quattro figli:

(1) Aristide (1820-1880), capitano commissario di guerra nel corpo d'intendenza militare, che sposa Maria Duceschi.
(2) Merope (....), funzionario ferrovie dello stato, che sposa Margherita De Cristoforis (s.prole).
(3) Francesco  (1830) (Francesco Giuseppe Mauro Cesare), nato e battezzato a Novara (morto infante ?).
(4) Aristone, nato a Sagliano Micca, ufficiale d'artiglieria, che sposa (giugno 1864) Antonina Betti figlia del Comm. Paolo, patrizio aquilano. Nozze celebrate dallo zio don Giuseppe Goria, parroco di Vignale Monferrato (v.punto 9 e punto 17), da cui cinque figli:

(a) Maria (....), nubile; (b) Marherita (....) che sposa Quinto Ramella; (c) Antonio (....); (d) Paola (....); (e) Giuseppe (....) che sposa Anna, figlia del prof. Caricati, avvocato in Milano.

Francesco (1798-1858), quintogenito di Giacomo Maria, fu medico chirurgo in Asti; sposò Gabriella De Andreis, da cui tre figli:

(1)
Giuseppe (1820-1879), medico chirurgo, che sposa Orsolina Guazellino da cui quattro figli:

(a ) Giovanni (1868-1921), medico chirurgo (vedi x);
(b) Alessandro (....);
(c) Luciano Ettore (1872-1923), medico chirurgo (vedi y);
(d) Gabriella (....).

(2) Teresa (....), che sposa Francesco Brocchi.

(3) Giovanni (1830-1894), cav. corona d'Italia, avvocato, procuratore del Re presso il tribunale civile e correzionale di Asti,  procuratore generale di Corte d'Appello (ha titolo di Eccellenza), fu anche sindaco del comune d'Antignano d'Asti; sposò Anna Merlo da cui tre figli:

(a) Emilio (....), medico; (b) Gabriella (....); (c) Francesca (....).

Carlo (Carlo Clemente) (1803-1884), ultimo dei sette figli del medico Giacomo Maria.
Militare di carriera, raggiunse il grado di  Ten.Col.di Fanteria; dopo essersi distinto a Mentone come Comandante della Piazza, ottenne la medaglia d'argento al V.M. a Novara (23-03-1849).
Fu pure insignito della onorificenza di Cav. dell'Ord. dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Congedatosi dal servizio militare, fu nominato sindaco della città di Moncalvo (1864) e dopo di Penango dal 1875 al 1879.
Lasciò al comune di Pontestura la rendita di 350 lire, delle quali 200 per la manutenzione della cappella di famiglia presso il Santuario di Crea e 150 quale contributo per l'asilo infantile di Pontestura. Sposò Edvige Massano, vedova del dott. Agnelli, da cui tre figli:

(A) Giacomo (1851), Capitano di Lungo Corso e impiegato postale, che sposa Gabriella Martini, da cui due figli:

(1) Carlo (1886), medico psichiatra e neurologo.
Si era laureato a Torino a pieni voti assoluti il (10-07-1910) ed aveva poi sposato Maria Teresa Marocco.
Fu direttore degli Ospedali Psichiatrici di Asti, Aosta e Torino.
Conseguita la libera docenza in Clinica Psichiatrica nel 1931, fu professore di Psicopatologia Forense all'Università di Torino fino al 1957.
Partecipò alla 1^ guerra mondiale come ufficiale medico e fu decorato della croce di guerra al V.M. Fu promosso infine al grado di Ten.Colonello. Venne decorato della onorificenza di Cav. Uff. della Corona d'Italia e più tardi della Commenda al merito della R.I. .

(2) Adolfo (1888-1919), avvocato, Tenente di M.T. del 1° Reggimento di Fanteria, decorato di medaglia di bronzo al V.M. , nato a Torino e morto a Sacile (Udine) per infortunio.

(B) Vincenzo (Vincenzo Luigi Giuseppe Maria) (02-07-1853), Colonello di Fanteria, che sposa Luisa Morando, da cui due figli:

(1) Adelina, che sposa il Generale Manera; (2) Guglielmo, n. a Casale M.to (07-12-1897), medico chirurgo, decorato al V.M. (guerra 1915-18).

(C) Mario (Mario Marco Antonio) , n. a Moncalvo (30-07-1862). Personaggio eclettico, fu medico sui grandi transatlantici che solcavano gli oceani, terminò la sua professione come medico dentista a Moncalvo, dove poi morì. Sposò Italia Romano da Moncalvo, da cui Clemente (....-....) medico.


x) Giovanni (1868-1921), medico chirurgo ad Asti e Cav. della Corona d'Italia, che sposa Olimpia Valle (1853-1940), da cui:

Giuseppe (1899-1967), ingegnere e Generale del Genio Navale, che sposa Irma Mortara (1905-2005), da cui:

a) Marcello (1936), medico odontoiatra e vice presidente A.N.D.I. di Asti , che sposa Fernanda Martins Ferreria (1937), figlia di un diplomatico portoghese, fondatrice e titolare dello " Studio POLYGLOT " di Asti, da cui:

1) Fabrizio (1966), medico psichiatra in Australia.

2) Sabrina (1968), laureata in lettere e filosofia presso l'Università Statale di Milano, lavora a Melbourne in Australia a Radioitaly.

3) Manuel (1972), medico veterinario a Perth Western in Australia.

b) Marisa (1939), sp. Giuseppe De Stefano, noto campione di Basket e dirigente sportivo.

y) Luciano Ettore (1872--1923), medico condotto in Castell'Alfero (Asti), che sposa:
(a) Felicita Fontana, (b) Ida Conti (1872-1939), da cui:

















M.ta  Gabriella Goria (1901-1981).


1(a) - Gabriella ( Gabriella Orsolina Giuseppina) (1901-1981), benemerita insegnante presso l'Istituto Vittorio Alfieri (orfanotrofio maschile) di piazzale Giovanni Penna.
Dedicò tutta la sua vita all'educazione di questi sfortunati giovani e per il suo carattere dolce e materno, fu molto amata dai suoi ragazzi che la considerarono come una loro seconda mamma, per questo motivo il comune di Asti le ha dedicato il nome di una via.

2(b) - Elio (1909-1998), medico condotto in Asti, che sposa Ines Rasero, da cui:




















Prof. Dott. Ettore Goria.


a) Ettore (Ettore Luciano) (1945). Laureatosi nel 1969 a Torino a pieni voti assoluti e con lode in Medicina e Chirurgia. Specialista in Pediatria a pieni voti assoluti e con lode. Specialista in Broncopneumologia, in Igiene ed in Malattie Infettive. Primario Emerito di Pneumologia presso l'Ospedale Civile di Asti nonchè Professore presso la Scuola di Specializzazione in Malattie dell'Apparato Respiratorio dell'Università di Genova. Autore di importanti Pubblicazioni Medico-Scientifiche (5 sull'Asma Bronchiale nel bambino e nell'adulto), ha scritto pure il capitolo della Malattie di Orecchio Naso e Gola ed ha collaborato alla stesura delle malattie dell'Apparato Respiratorio nel volume Pediatria Pratica del Prof. Giovanni Bona e collaboratori. Presidente Onorario della Sezione Astigiana della Società Nazionale di Aggiornamento Medico Interdisciplinare . Cittadino Onorario di Portacomaro. Sposa Marina Novello, insegnante di lettere (figlia di Amelio (1914-1973), generale dell'aereonautica e valoroso comandante della II divisione partigiani autonomi Langhe-Monferrato. Il comune di Castello di Annone gli ha dedicato il nome di una via), da cui:

1) Claudia (18-02-1975), dottoressa in legge, praticante Notaio, madre di Elisabetta (2005).

2) Cristina (02-07-1980), dottoressa in legge, lavora attualmente in Eataly a Torino.


b) Ida (1947-1989), psicologa e giornalista.


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N.B.

Ad Asti la professione forense e medica è stata esercitata da molti esponenti della famiglia Goria. Il prof. Ettore Luciano, può giustamente essere fiero di appartenere al così detto " ramo dei medici ", infatti nel suo albero genealogico ci sono ben sette medici consecutivi (di padre in figlio) e sei consecutivi in quello di suo cugino dott. Marcello (uno in meno perchè suo padre Giuseppe era ingegnere - v. x ), senza poi contare gli altri medici della famiglia (un vero record da guinnes dei primati).

Ricordiamo quì di seguito i nomi di questi sette dottori che dal 1700 ad oggi hanno esercitato con continuità ed abnegazione questa nobile professione:
1) Ettore Luciano (1945); 2) Elio (1909-1998); 3) Luciano Ettore (1872-1923); 4) Giuseppe (1820-1879); 5) Francesco (1798-1858); 6) Giacomo Maria (1753-1815); 7) Francesco Antonio (1723), (figlio di Carlo Giuseppe (1695-1773), causidico in Casale Monferrato; nipote di Francesco Antonio (1650-1721), notaio, podestà e pretore in Pontestura ; pronipote del nob. Giuseppe Goria della Castella che da Villafranca d'Asti si era trasferito a Pontestura in seguito al suo matrimonio (1642 ) con la nob.le Domenica di Giacomo Guala).


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ROSA Giovanni: Descrizione ed Incisione dei Principali Monumenti e degli Stemmi delle Famiglie Nobili della Città di Asti.

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(18)
Da un altro ramo villafranchese dei GORIA di Valle Goria, che possedette poi (nell'ottocento) due palazzi di famiglia in Villanova d'Asti, ricordiamo:


Matteo , consigliere comunale di Villafranca nel 1561, già attestato nel 1560 con il fratello Giorgio, (fratelli de Goriis de " Valle Trevatiolie " (Valle Traversole), detta più tardi " Valle Goria "), da cui:

Simone (1553), legato alla chiesa di S.Antonio in Valle Goria, Teste nella lite tra il Conte di Cacherano e la comunità (03-04-1623). Sposa Agnesina Pellizza da Villanova d'Asti, da cui:

Matteo (1593-1653), Testa 02-04-1641, che sposa (1621) Giovannina Romeo del notaio Giovanni da Villanova (1593-1668), da cui quattro figli: Giovanni (v. sotto), Delia, Simone e Antonio.

Giovanni (1620-1677), che sposa 1645 Margherita Goria Rebiolio della Castella (1630-1702), da cui diversi figli, tra cui:

Matteo (1656-1716), che sposa Anna Maria Berrino, da cui altri figli tra cui:

Giovanni Antonio (1702), che sposa: a) Anna Maria ......, b) Maria Domenica Novara, da cui alcuni figli, tra cui:

Carlo Antonio (1743-1819), che sposa Vittoria Maria Amalberto, da cui:

Giovanni Matteo (1783-1862), sindaco di Dusino, che si sposa tre volte:

Senza prole dalla prima moglie, morta giovane.
Dalla seconda moglie Angela Maria Santanera (1790-1816), di famiglia notabile villafranchese, discese:

Secondo (1815-1872), medico chirurgo in Villanova d'Asti che sposa Annetta Marocco, da cui sette figli, tra cui (a-c):


























Ritratto del Cav. Dott. Angelo Goria (1850-1915), sindaco di Villanova d'Asti.




a) Angelo (1850-1915), (celibe), medico chirurgo e Cav. della Corona d'Italia. Fu dapprima  Amministratore della Congregazione di Carità e dell' Asilo Infantile, più tardi fu eletto Sindaco di Villanova d'Asti ed anche Consigliere Provinciale di Alessandria (anni 1881-1899 e 1908-1913). Ai suoi tempi, fu un personaggio molto popolare ed amato dai suoi concittadini, per questo motivo Il comune di Villanova gli ha dedicato il nome di una via.





























Ritratto del Colonello Nicolò Goria (1854-1931).


b) Nicolò (1854-1931), (celibe), Cav.Uff. Corona d'Italia,  Colonello di Fanteria.
Presidente della " Congregazione di Carità " in Villanova d'Asti dal 1923 al 1930.

c) Francesco Pietro (1861-1923), Cav. Corona d'Italia, avvocato e Regio Notaio in Chieri, che sposa la cugina Emma Goria (+1949), figlia del notaio Emilio.

Dalla terza moglie Vittoria Cerruti, discesero :

1) Carlo (1826-1896), Cappellano di S.Antonio-Valle Goria ed Economo Spirituale di Villafranca d'Asti.

2) Emilio (1831-1890), Regio Notaio Collegiato in Villanova d'Asti, che sposa Irene Beltramo (+1917), da cui sei figli tra cui (a-c):

a) Attilio (+1961), medico chirurgo in Villanova d'Asti, che sposa Carmen Gatti, sorella di Eugenio generale degli alpini.

b) Carlo (+1939), Cav. Corona d'Italia, avvocato e Regio Notaio in Valfenera, da cui Irene che sposa il Cav.Uff. Italo Lagorio, sindaco di Valfenera.

c) Emma (+1949), che sposa il cugino notaio Francesco Pietro Goria (v.sopra).

Da Francesco Pietro ed Emma Goria discesero sette figli, tra cui (a-d):

a) Anna (1893-1967), che sposa Luigi Tessiore (1888-1943), Ten. Colonello degli alpini (padre di Francesco (1924), insegnante, sindaco e storico di Villanova d'Asti).























Padre Secondo Goria (1895-1975).


b) Secondo (1895-1975), Gesuita, nato a Villanova d'Asti.
Fu ordinato sacerdote nel 1925 in Sant'Antonio di Chieri e quì rimase fino al 1934, quando si trasferì a Torino nel convento dei Santi Martiri.
A Chieri fu anche direttore della Congregazione Mariana, dove avvicinò molti giovani ed avviò alcuni congregati già adulti al sacerdozio.
Ci veniva ogni sabato per confessare e comunicare un gruppo di fedeli che nella congregazione aveva conosciuto e di cui era il padre spirituale.
Padre Secondo Goria conobbe la durezza e l'ostilità del fascismo, quando nel 1931 difese la Congregazione dal tentativo di sopprimerla.
Nel 1936 per avere predicato contro le violenze fasciste ed in difesa degli ebrei, veniva arrestato a Torino e solo dopo 17 giorni poteva lasciare le Carceri Nuove, con l'obbligo di non più continuare le conferenze. Negli anni successivi del regime, visse sotto falso nome in Liguria.
Padre Goria era una delle persone più in vista del clero torinese, noto sopratutto per la sua efficace e feconda oratoria sacra.
Al suo funerale partecipò una grande folla di fedeli. E' sepolto nella tomba della Compagnia di Gesù nel cimitero di Chieri.

c) Emilio (1902-1957), bancario, succedette allo zio Nicolò come presidente della " Congregazione di Carità " (1931); scrisse (1935) un opuscolo sulle origini e scopi della suddetta congregazione (v.punto 30). Sposò Maria Bocca, da cui Emma (1939), che sposa Enzo Pietranera, ufficiale d'artiglieria, divenuto più tardi generale.






















Prof. Dott. Carlo Goria (1910-1981).


d) Carlo (Carlo Angelo Secondo) ( 1910-1981), laureatosi in Chimica Pura presso l'Università di Torino, a pieni voti assoluti il 18-07-1932.
Appena terminato il servizio militare come sottotenente d'artiglieria, il 1° aprile 1934 entrò come assistente presso l'allora Scuola Superiore d'Ingegneria, nell'Istituto di Chimica Applicata diretto dal prof. Luigi Losana. Dal 1° dic.1934 Assistente Ordinario alla Cattedra di " Chimica Applicata ed Analitica ". Dall'Anno Accademico 1937-38 gli fu affidato l'incarico dell'insegnamento di " Chimica Generale ed Applicata " della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Dal maggio 1937 fece parte della " Commissione per lo studio delle terre e sabbie da fonderia ".
Dal 1939 al 1943 tenne i corsi dell'Accademia Militare d'Artiglieria e Genio ed il corso di " Chimica Applicata " presso la Scuola di Applicazione di tutte le Armi,  di cui il Goria ne fu il Decano.

Dal 25-03-1944 al 01-05-1945 collaborò con missioni di militari italiani fedeli al Re, inquadrati nella " Special Force Britannica ". Di tale attività ebbe ampio riconoscimento dal Comandante Supremo Alleato Maresciallo Harold Rupert Alexander.

Dal 1947 al 1954, ricoprì anche presso la Facoltà d'Ingegneria del Politecnico di Torino, gli incarichi di professore di " Chimica Applicata " e successivamente di " Metallurgia e Metallografia  ". Professore Straordinario dal 1954 al 1956 in " Chimica Applicata " presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Palermo e Direttore dell'Istituto di Chimica Applicata ed Industriale dello stesso Ateneo.
Nuovamente a Torino nel novembre del 1956 alla Facoltà di Architettura per ricoprire la Cattedra di " Chimica Generale ed Applicata " e la  Direzione dell'omonimo Istituto.
Professore Ordinario dal 1957. La denominazione della Cattedra fu poi mutata nel 1976 in  " Tecnologia  dell' Architettura 1° ".

Socio Corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino;
Presidente della Sezione Piemontese della Società Chimica Italiana;
eletto nel Consiglio d'Amministrazione del Politecnico di Torino;
Professore Decano della Facoltà di Architettura; Esperto di fama internazionale nel campo dei leganti idraulici ed aerei; Membro della Commissione del C.N.R. per lo Studio delle Norme sui Leganti Idraulici e del Sottocomitato Calcestruzzi Grandi Dighe ecc.ecc. . Autore di diverse pubblicazioni (oltre una sessantina), nonchè Consulente Scientifico presso importanti aziende italiane tra cui la F.I.A.T. , l'UNICEM, ecc.ecc. .
Cav. Corona d'Italia, Comm.al Merito della R.I. ed infine Grand.Ufficiale.
Socio fondatore e Consigliere del Lions Club Torino- Castello .
Alla sua memoria, venne concesso con Decreto del Presidente della Repubblica del 02-06-1982, il Diploma di Medaglia d'oro dei Benemeriti della Scuola della Cultura e dell'Arte.

Sposò il 27-VIII-1938 Carolina Repetto, da cui:

1) Francesco (1939), notaio in Torino che sposa Denisa Bonelli, insegnante, da cui:

a) Carlo (1973), avvocato in Torino.

b) Costanza Isabella (1976), avvocato in Torino.


























Il Dott. Carlo Alberto Goria, sindaco di S. Paolo-Solbrito (AT) fotografato alla sfilata dei sindaci nel corso della 84a Adunata Nazionale degli Alpini a Torino (08-05-2011) per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia.


2) Carlo Alberto (1945), dottore in chimica, dirigente industriale, già Direttore Tecnico World-wide presso Teksid S.p.A. (FIAT Group), Sindaco dal 2006 di S.Paolo-Solbrito (AT) e  Presidente dell' Unione Comunità Collinare " Pianalto Astigiano ", che sposa Maria Clotilde Gilardi, dottoressa in legge , Ispettrice Regionale C.R.I. di Torino, da cui:

a) Anna Lidia (1973)

b) Francesco Saverio (1975), avvocato in Torino.


La tomba attuale di questa famiglia si trova presso il cimitero comunale di S.Paolo-Solbrito e si fregia dello stemma familiare (la vecchia tomba di famiglia si trova invece presso il cimitero di Villanova d'Asti).


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Villafranca d'Asti - Cappella di S. Antonio abate e di S. Lorenzo martire in Valle Goria. 


Fu costruita dagli abitanti della zona in sostituzione dell' antica chiesa di Vulpilio, divenuta troppo piccola  per accogliere la popolazione  locale che era in quegli anni  notevolmente cresciuta.
Il nome della chiesa compare per la prima volta nel 1580, in un documento conservato  presso l' Archivio di Asti.

La prima visita pastorale risale invece al 1625. La seconda è del 1630.
Nella terza visita pastorale del 1633, il Vescovo dopo avere visitato la chiesa di Vulpilio ed avere pernottato alla Castella presso il Can. Stefano Goria  (Canonico della Cattedrale di Vercelli, che soggiornava sovente alla Castella presso suo fratello Michele), si recò nella chiesa di S.Antonio abate e vi celebrò la Santa Messa.

Nel 1865 fu dichiarata succursale di Villafranca d'Asti.
                                                                                                                                        
I Goria furono ovviamente molto legati a questa chiesa:
Simone (*1553), Teste nella lite tra il Conte Cacherano e la Comunità di Villafranca (03-04-1623), fece un legato in suo favore.
Michele (1638-1698), fece edificare a sue spese il coro della chiesa.
Alessandro (1642-1711), fece un altro legato in suo favore.
Altri Goria ricoprirono la carica di  " Rettore "  di detta Chiesa.

Nella sacrestia, si conserva un ritratto postumo del vescovo Giacomo Goria, opera del pittore villafranchese Giovanni Pelissetti (1923-1996).


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(19)
Da un altro ramo dei GORIA di Valle Goria che discende da:



Giovanni Battista (1740-1807) (altro figlio di Giov.Antonio (1702) e di Maria Domenica Novara) e da Margherita Villa di Valfenera, abbiamo:

Giuseppe Antonio (1780-1855), che sposa Orsola Maria Goria di Antonio, da cui:

Giovanni Battista (1811-1871), che sposa Maria Teresa Ferrero, da cui due figli:

1) Orsola (1836-1926), che sposa Felice Goria (1828-1910) di Giovanni Battista e Maria Scarrone (1795-1878), s.prole.

2) Antonio Maria (1840-1915), che sposa Caterina Anna Scarrone (1846-1926) di Amedeo e Margherita Maria Nesso, da cui cinque figli (a-e):

a) Teresa (1868-1949), che sposa Antonio Novara.

b) Giovanni (1869-1944), che sposa Giuseppina Pelissetti, da cui tre figlie (1-3):
1) Orsolina (1896-1963), che sposa Bartolomeo Brignolo;
2) Caterina (1899-1983), che sposa Paolo Cavalla;
3) Ida (1904-1995), insegnante elementare, che sposa Giuseppe Ceresero-Stivè.

c) Michele (1875-1956), che sposa Rosalia Onorina Bordone (1878-1950), di Giovanni fu Raimondo, da cui sei figli (v. più avanti).

d) Felice (1877-1950), che sposa Rosa Strocchio, da cui cinque figli (1-5):
1) Battista (1905-1978), da cui: (a) Giuseppina, (b) Giovanni;
2) Caterina (....);
3) Giuseppe (1915-1970), da cui otto figli: (a) Luigi, (b) Rosa, (c) Elvira, (d) Mario, (e) Gianna, (f)    Felicina), (g) Sergio, (h) Gian Mario;
4) Mario (1917-1963), da cui: Pierino (1946);
5) Ernesto (1921-2008), da cui: (a) Silvano (1959), (b) Antonietta.

e) Amedeo (1886-1963), consigliere comunale a Dusino S.Michele, che sposa Giuseppina Riccio (1891-1968), da cui tre figli (v. più avanti).

Da Michele e da Rosalia Onorina Bordone discesero (1-6):

1) Emilia (1901), che sposa Giuseppe Virano.

2) Natalina (1903-1990), che sposa Antonio Goria (1891-1961), fratello di Mons. Luigi (1878-1964) (v. punto 20 - i Goria di Solbrito).

3) Antonio (1904-1984), consigliere comunale a Dusino S.Michele e poi a Villafranca d'Asti, che sposa Felicina Ottenga (1919-2009), da cui Silio Michele (1941), che sposa Carla Capitolo, da cui : a) Antonella (1969), b) Marco Giacomo (1972-1988).

4) Giuseppina (1909-1972), che sposa Giuseppe Novara.



























Visita pastorale a Cortandone (1994) di Mons. Severino Poletto, (vescovo di Asti, divenuto più tardi arcivescovo di Torino e cardinale) accolto dal sindaco Comm. Giovanni Goria.


5) Giovanni (1912-2002), impiegato presso la Direzione Ansaldo di Genova.  Ritiratosi in pensione a Cortandone d'Asti, si era poi impegnato in varie attività sociali:  presidente della locale Pro-loco negli anni 70, consigliere comunale e poi sindaco di Cortandone. Aveva pure ricoperto la carica di consigliere della 68^ USSLL di Asti e del Comitato Anziani di Asti e Provincia. Insignito della onorificenza di  Comm. dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fu in seguito nominato delegato provinciale dell'Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche (A.N.I.O.C.).
Aveva sposato (1940) Margherita Brosio (1914-1999) di Cortandone (18*), da cui (a-b):

a) Guglielmo Michele (Mimmo 1943), dott. in Economia e Commercio, Cav.al Merito della R.I.; funzionario Banca N.L. ; Presidente Lega Navale Italiana di Ge-Sestri Ponente, che sposa:
(1) Maria Rosa Lagorio, da cui Raffaella Dina Margherita (1972), che sposa il medico Alessandro Vallebona di Genova.
(2) Silvana Bellantone.

b) Giuliano Michele (1947), dott. in Pedagogia, impiegato Direzione Autostrade di Genova, che sposa Paola Marisa Scacchetti (1947), da cui Sara Maria Margherita (1981).

6) Orsolina (1915-1998), che sposa Ernesto Porta (1911-1982), da cui il noto designer ed illustratore Alessandro (1944), padre della poetessa, fotografa e pittrice Floriana (1975).

Da Amedeo e da Giuseppina Riccio discesero (1-3):

1) Antonio (1913-1999), medico chirurgo a Canelli, che sposa Vanda Terzano, da cui (a-b):

a) Laura (1949), che sposa rag. Roberto Ribotta, funzionario di banca (s.prole).

b) Amedeo Ettore (1951), titolare di una nota libreria di Torino, che sposa Maria Vittoria Ferrando, insegnante di Lettere (s.prole).

2) Eugenia (1918-2011), che sposa rag. Giulio Pavarallo (1904-1971), impiegato di banca.
Da cui la dottoressa Maria Cristina Pavarallo in Baduini (1943), neurologa alle Molinette e poi docente e coordinatrice della Facoltà Universitaria di Neurologia e Terapia Occupazionale.

3) Aldo (1922), medico condotto a Chiaverano (TO), che sposa:
(1) Irene Rosso (1922-1972), (2) Carla Crotta (1926-2006).
Il dott. Aldo, persona molto colta ed erudita, quando andò in pensione si dilettò ad approfondire alcuni argomenti di natura storico-religiosa ed artistica che poi pubblicò (v. punto 30).

Da Aldo e Irene Rosso discende:
















Dott. Amedeo Maria Goria.


Amedeo Maria (1954), laureato in lettere, noto giornalista sportivo. Ha lavorato alla " Gazzetta del Popolo " e a " Tutto Sport " .
E' stato corrispondente per le pagine sportive del " Corriere della Sera ", de " Il Messaggero ", de " Il Giorno " e de " La Gazzetta del Mezzogiorno ". Negli anni Novanta ha lavorato in RAI come giornalista e come conduttore TV. Attualmente fa parte della redazione di " RAI Sport ".
Ha sposato nel 1987 Maria Teresa Ruta, conduttrice TV, da cui:

a) Guenda (1989), laureanda in Filosofia ed apprezzata pianista.

b) Gianamedeo (1992).


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18*
Brosio Margherita, vantava una lontana parentela con i Goria di Villafranca d'Asti.
Infatti il bisnonno Brosio Carlo Giuseppe (1810-1888), sindaco di Cortandone, figlio di Giovanni Antonio da Montegrosso Cinaglio e di Maria Rosa Dezani, nel 1873 aveva presentato all'Amministrazione dell'Opera Pia S.Elena una documentazione comprovante la sua parentela (per linea materna) con Mons. Giacomo Goria e richiedeva l'iscrizione della sua famiglia nell'elenco ufficiale dei parenti del vescovo, tenuto da detta Amministrazione.

(Fonte: Archivio dell'Opera Pia S.Elena)

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(20)
Linea Villafranchese dei GORIA di Solbrito:


























Mons. Luigi Goria (1878-1964).


Mons. Luigi Goria (1878-1964), discendeva da una famiglia originaria della Valle Goria. Primogenito di sette figli di Filiberto (1843) e di Francesca Gorgerino (+1934 a 83 anni), nipote di Luigi e di Maria Riccio. Il trasferimento nella valle di Solbrito (continuazione della Valle Goria) era avvenuto con il bisnonno Giov.Antonio.

Ordinato sacerdote nel 1903 da Mons. Arcangeli; fu per dieci anni vice parroco dello zio Giovanni Goria in Villanova d'Asti. Nel frattempo si era laureato a Torino in Teologia e in Diritto Civile e Canonico. Nel 1913 venne chiamato all'insegnamento della Filosofia presso il Seminario di Asti. Venne poi nominato Canonico della Cattedrale di Asti nel 1920, Canonico Arciprete nel 1941, Cameriere Segreto di S.S. Pio XII nel 1953 con il titolo di Monsignore, infine Canonico Arcidiacono nel 1959.
Era pure membro del Tribunale Ecclesiastico del Piemonte sin dalla sua costituzione.

 E' stato inoltre assistente della Giunta Diocesana di Azione Cattolica dal 1916 al 1929 e primo assistente diocesano della gioventù femminile dal 1920 al 1939. Tra le sue assistite ricordiamo  Rosa Margherita Vassallo coniugata Bergoglio (la nonna di Papa Francesco), attiva dirigente dell'Unione Donne Cattoliche  di Asti negli anni venti, prima di emigrare in Argentina.  Fu anche insignito della onorificenza di Cavaliere della Corona d'Italia. Scrisse una raccolta di vite di santi (1912), ecc. ecc.  .

Sul finire della 2^ guerra mondiale, collaborò con il Comitato di Liberazione Nazionale, mettendo più volte a disposizione per i loro raduni clandestini la sacrestia del duomo di Asti (v. punto 30 - Enzo Armando).

Nel 1963 fu festeggiato nella natia Valle Goria, da parenti ed amici per i suoi sessant' anni di sacerdozio; celebrò  la sua Messa di Diamante nella locale chiesa di S.Antonio abate.
Sacerdote dotato di forte carisma, per il suo carattere gioviale, sempre disponibile verso il prossimo, era molto amato dalla popolazione locale ed al suo funerale, oltre alle autorità religiose e civili, partecipò una moltitudine di persone.

era nipote di:

Mons. Giovanni Goria (1849-1932), quintogenito di sei figli di Luigi e di Maria Riccio (quando Mons. Giovanni nacque, Il padre Luigi era sindaco di Solbrito).
Entrato nel seminario di Asti il 31-10-1867, conobbe e fu amico del chierico Giuseppe Marello, divenuto poi beato. Ordinato sacerdote il 20-09-1873, venne nominato il 12 ottobre dello stesso anno vice parroco di S.Secondo e due anni dopo il 10-08-1875 parroco di Corsione. Il 16-08-1879 divenne Pievano di S.Pietro in Villanova d'Asti e fu uno dei parroci più impegnati nel movimento sociale astigiano, dando vita a diverse opere previdenziali, quali la fondazione della " Cassa Rurale per Prestiti Agricoli " (1899), la costituzione di una mutua società contro gli incendi denominata " La Fratellanza " (1899), la fondazione dell' " Unione Agricola " (1901). Fece pure ricostruire la facciata della Chiesa di San Pietro (1893).
Fu presente al sinodo del 1896; per i suoi meriti nel 1926 venne nominato Monsignore.
Ci ha lasciato un'interessante manoscritto di notizie villanovesi ecc. ecc. .





                                           


                   















Mons. Giovanni Goria (1849-1932).


E' interessante notare che nel periodo in cui Mons. Giovanni Goria fu pievano di S.Pietro , un'altro Goria fu sindaco in Villanova d'Asti.
Il dott. Angelo (1850-1915) (v.punto 19) e Mons. Giovanni (1849-1832), erano quasi coetanei e lontani parenti (le famiglie erano ambedue originarie della Valle Goria).
La collaborazione di questi due generosi ed infaticabili personaggi, fu molto utile per promuovere con le loro iniziative lo sviluppo civile e sociale della comunità villanovese.
Tra le varie cose fatte dal sindaco Goria ricordiamo : il rifacimento della Piazza Nuova dove fece erigere l'ala del mercato, la costruzione del viale d'accesso al cimitero e l'ingrandimento del viale verso San Isidoro ecc.ecc.

Antonio (1891-1961), ultimo figlio maschio di Filiberto (1843), aveva sposato Natalina Goria (1903-1990), di Michele (1875-1956), discendente da un altro ramo dei Goria della Valle Goria (v.punto 19), da cui: Anna (1926-1996), coniugata Bresso; Rosalia (Lia 1927-1984), nubile; Maria Iosè (....), coniugata Deorsola.

La linea mascolina di questa famiglia è proseguita con Francesco (....), altro figlio di Filiberto (1843), da cui Filiberto (1910) ragioniere, da cui Franco (1954).


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(21)
Da un altro ramo dei GORIA di S.Antonio-Valle Goria, propietario di una antica fornace in Villafranca d'Asti, ora demolita, discende:


Mario (1903-1984), geometra, Cav.Uff. al Merito della R.I. (celibe).   Ultimo Goria a ricoprire finora la carica di sindaco di Villafranca d'Asti dal 1953 al 1956.

Il padre Pasquale (1853-1931), fu consigliere comunale di Villafranca d'Asti; aveva sposato Emilia Gamba, da cui diversi figli (tra cui Mario).

Il nonno Giovanni (1814-1894), aveva sposato Angela Riccio (1817-1878).

Il bisnonno Giuseppe (sec.XVII-XIX), proveniva dalla frazione di S.Antonio-Valle Goria ed aveva sposato una Sticca.


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(22)
Ramo dei GORIA di San Carlo:


Da un altro ramo notabile dei Goria, che si ritiene di lontana origine villafranchese, radicatosi poi nella frazione di San Carlo del limitrofo comune di Tigliole (dove detiene  tuttora un' importante tenuta di campagna che si ammira per la sua bella villa padronale - epoca 1° impero - e per il parco secolare che la circonda), i cui discendenti risiedettero più tardi ad Asti in una loro antica casa, dove svolsero prevalentemente e con continuità la professione  legale, si riporta qui di seguito la loro genealogia: 

Francesco (seconda metà sec. XVIII), di Giuseppe (sec.XVIII), che sposa (27-11-1797) Rosa Dovano di Tigliole, da cui:

Giuseppe (1805-1887), che sposa (1833) Maria Margherita Gay (1810-1866), da cui cinque figli:

1) Francesco (1836-1903), Cav. Corona d'Italia, Grande Ufficiale, Maggiore Generale Medico, medaglia d'argento al V.M. a  S. Martino (1859). Prese parte anche alla campagna di guerra del 1866. Fu Direttore di Sanità del XI C.A. e poi addetto all'Ispettorato di Sanità Militare. In P.A. nel 1899, passò nella riserva nel 1902.

2) Giovanni (1838-1920), avvocato, consigliere comunale e Presidente della Cassa di Risparmio di Asti, che sposa (1885) Francesca Berruti (1853-1932), del fu dott. Francesco, da cui tre figli  a)-c) :

a) Margherita (1866-1869).

b) Camillo (1886-1959), avvocato e sindaco di Tigliole che sposa (1920) Margherita Bigliani (1892-1976) figlia del Cav. Romolo (1863-1944), benemerito viticultore (che aveva fondato una rinomata casa vinicola a Montegrosso d'Asti, più volte premiata  per i suoi eccellenti prodotti), al quale la città di Asti ha dedicato il nome di una via.

c) Giuseppe (1888-1967), avvocato in Asti.


3) Giuseppe (1841-1869).

4) Vincenzo (1845-1909).

5) Luigi (1847-1936), Cav.Corona d'Italia.























Generale Medico Francesco Goria (1836-1903).


Da Camillo discesero quattro figli:

1) Vanni (1921-1928)

2) Luigi Giuseppe (1923-2004), avvocato, dapprima tesoriere e poi presidente dell'Ordine degli avvocati di Asti, che sposa (18-09-1949) Mariuccia Semirra Matta (1925), s.prole.

3) Giovanni (Giovanni Attilio Romolo (1929), avvocato, Comm. al Merito della R.I. , vice presidente dell'Accademia della Cucina Italiana, insigne enogastronomo e storico della cucina regionale, che sposa (26-09-1959) Margherita Rosa Bergamasco (1939), insegnante di scuola media ad Asti.

4) Franco (1932), medico, primario geriatra dell'Ospedale Civile di Asti; già presidente del " Lions Club di Asti ", che sposa Armanda Avesani (1939), s.prole.


Da Giovanni e Maria Rosa Bergamasco discendono gli attuali  a)-b) :

a) Camillo (11-01-1962), avvocato in Asti, che sposa (04-07-1992) Barbara Fieschi (1962), dottoressa in legge.

b) Luigi Maria (25-02-1965), ristoratore e dirigente aziendale (titolare EURONET), che sposa (18-06-1996) Paola Elisabetta Scaletta (1968), insegnante elementare (figlia del Comm. Giuseppe Scaletta, bancario e storico del paese di Mombaruzzo d'Asti), da cui:

1) Camilla Maria (18-10-2001).

2) Carolina (12-11-2007).



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(23)
ARMA dei GORIA


Trinciato: d'oro all'aquila di nero coronata dello stesso e d'azzurro al leone d'oro; colla banda di rosso sulla partizione, carica di tre gigli d'argento in sbarra.




















MOTTO

Aemuli, nec Invidi


QUALIFICHE e TITOLI NOBILIARI goduti in passato.

Nobili e Patrizi di Villafranca d'Asti - Signori di Dusino (AT)
Signori del feudo imperiale di Ronsecco (VC).



E' pure tradizione che i Goria, fossero stati infeudati nel sec.XV dell'antico castello e feudo di Traversola, situato un tempo ai confini tra Dusino e Villafranca d'Asti , i cui terreni circostanti vennero in possesso della famiglia ) (v. i Goria-Albana). Ipotesi probabile, ma manca finora una documentazione certa.
Del castello di Traversola sono ancora oggi visibili alcuni ruderi.
Va pure ricordato che la Valle Goria, fino ai primi del 1600, si chiamava Valle di Traversola e faceva parte del territorio comunale di Dusino.
Dal 02-09-1958 (D.P.R. n.941) è stata aggregata al comune di Villafranca d'Asti.
Anche una parte della vallata di Solbrito confinante con questa, si appella ora Valle Goria.


(24)
Osservazione sull'Arma


L'arma antica dei Goria riporta tre gigli d'argento su banda rossa.

Più tardi troviamo riportate alcune varianti allo stemma originario.

Il vescovo Giacomo (1571-1648), adottò i gigli d'oro anzichè quelli d'argento.
Il suo stemma è raffigurato più volte nella chiesa di S.Elena in Villafranca d'Asti, da lui fatta erigere a sue spese su progetto dell'architetto ducale Amedeo Cognengo Conte di Castellamonte (1610-1683), dove volle essere sepolto.

Ma la variante più notevole che si riscontra, riguarda uno scambio di colori tra quello rosso della banda e quello azzurro del campo del leone. Questa variante (con i gigli d'oro in campo azzurro) fece supporre ad alcuni araldisti (v. M. Zucchi), che derivasse da una concessione fatta dal re Carlo VIII ad alcuni membri della famiglia Goria, quando nel 1495 discese in Italia e si fermò ad Asti. Infatti sappiamo che questo sovrano concesse a molti dei suoi sostenitori di fregiarsi dei gigli di Francia.

Altra ipotesi (forse la più probabile), è quella che ritiene questa variante sia stata effettuata, tempo dopo, da alcuni rami dei Goria, in omaggio o sottomissione al comune di Villanova d'Asti, che aveva come stemma municipale il leone rampante in campo rosso. Infatti questo comune ebbe per un certo periodo di tempo, una forma di giurisdizione su alcuni feudi limitrofi, compreso Dusino e Traversola. Per cui i Goria che detenevano beni feudali in questi luoghi, si sentivano legati a Villanova d'Asti da rapporti di sudditanza che manifestarono nell'adottare i colori municipali del campo del leone.

Il leone in origine doveva essere rampante, ma è stato raffigurato anche passante.

L'aquila nera coronata dello stesso, in campo oro, è sempre stata raffigurata nei suoi colori originali (è l'emblema dell'impero, che venne poi per concessione imperiale, raffigurata sulle armi gentilizie delle nobili famiglie di parte ghibellina).

Può darsi infine che alcuni rami notabili dei Goria per distinguersi dagli altri, abbiano modificato di proposito lo stemma originale , invertendo non solo i colori della banda con quelli del campo del leone, ma cambiando anche la disposizione dei gigli (nel verso della banda anzichè in sbarra). Altri hanno raffigurato il leone passante sulla campagna (ovvero su un piano).

Comunque siano le varianti riportate, i simboli araldici dello stemma
(aquila, gigli e leone) sono sempre gli stessi.






















Annullo filatelico delle poste italiane, per il 350° anniversario della morte di Mons. Giacomo Goria, riportante lo stemma del vescovo.


Tra i sonetti di Orazio Quaranta (1653), dedicati " Al famoso tempio di S.Elena..."
c'è ne uno che inneggia allo stemma del vescovo: " All'Armi dell'istesso Monsignor Goria che sono un'aquila, tre gigli in una fascia vermiglia, e un leone...".

Anche nella cappella votiva dedicata a Maria Ausiliatrice, detta  " La Rotonda " ad Altavilla Monferrato (AL), opera (1808) dell'architetto spoletino Agostino Vitali , si trova un bell'affresco raffigurante lo stemma del suddetto vescovo Giacomo.



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(25)
ALTRI APPUNTI

Si tenga presente che in grosso modo il clan astigiano dei Goria, si suddivide in tre tronconi:

1) I Goria di Villafranca d'Asti, che detennero in passato un patriziato locale e formarono un potente clan familiare, il cui personaggio più illustre fu Giacomo (1571-1648), benemerito vescovo di Vercelli dal 1611.

2) I Goria di Maretto, dove anche un ramo di questo clan godette di una condizione nobiliare (vedi Antonino che venne infeudato il 15-09-1694 di " Beni Feudali " nei fini di Maretto dal Duca Vittorio Amedeo II).
Di origine marettese sono pure: il Cav. Lazzaro Goria (1827-1897), Maggiore dell'esercito e Presidente dell'Amministrazione del Santuario d'Oropa; il nipote prof. Axel (1910-1986), noto storico del Piemonte medievale e padre del prof. Fausto (1945), docente di Diritto Romano presso l'Università di Torino; l'on. dott. Giovanni Giuseppe (1943-1994), Presidente del Consiglio e più volte Ministro di Stato. Anche gli antenati del prof. Giuseppe Mario Nicola (1953),uno dei massimi poeti e prosatori dialettali piemontesi delle ultime generazioni, sono originari di Maretto.

3) I Goria di Tigliole, il generale ed ing. Pietro (1914), proviene da Tigliole; è stato comandante della " Scuola Militare Trasmissioni S.Giorgio a Cremano  (NA) " .
Il fratello Luigi (1927), ingegnere chimico, è stato direttore generale della " SUPERGA S.p.A." e consiliere d'amministrazione d'importanti società del gruppo Pirelli.
Anche l'ex presidente della Provincia di Asti, dott. Giuseppe (1954), proviene da Tigliole dove è stato per diversi anni sindaco del paese.
Sono pure originari di questo paese i fratelli imprenditori geom. Francesco (1957) e dott. Erminio Renato (1959), titolari dell'Alplast, azienda familiare fondata dal padre rag. Renato (1921-1980) ed ora nota in campo internazionale come leader del tappo tecnologico.

tutti gli altri Goria sparsi nell'astigiano fanno riferimento ad uno di questi tre tronconi.

Tra i Goria dei tre tronconi, si sono verificati in passato alcuni matrimoni.



























L'On. Giovanni Giuseppe Goria, allora ministro del tesoro, con Giuliano Michele Goria.


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(26)
Ramo di Lamberto GORIA:


Da altri rami dei Goria fiorenti in Asti, ricordiamo la famiglia del prof. Lamberto, di probabile origine villafranchese, forse discendente da Carlo Francesco (1663-1726), detentore del banco gentilizio nel duomo di Asti.
Questa famiglia che annovera personaggi illustri, risiedeva ad Asti e possedeva, da lungo tempo, un antico e bel palazzo nobiliare dove dimorava. Dopo la morte del Lamberto, la vedova Guglielmina Cibrario e la figlia Maria Elisa, che si era trasferita a Roma dopo il matrimonio, vendettero il palazzo ai Musso.

















Asti - Palazzo Goria in Corso Vittorio Alfieri, (situato poco dopo il Michelerio, dalla parte opposta).
Questa famiglia possedeva un'altro bel palazzo in città, situato nell'attuale Via Brofferio angolo P.zza Alfieri.


Lamberto (Tortona 1863 - Asti 1927), fu un noto pittore e scultore astigiano. Era figlio di Giuseppe (1829-1875), Sottoprefetto del Regno e di Elisa De Marchi. ( Gli fu dato il nome dello zio materno: l' ing. comm. Lamberto De Marchi (1841-1907), un uomo di scienza esperto in mineralogia, autore di alcune pubblicazioni su questa materia - v. punto 30).

Nella sua infanzia, fu colpito dalla poliomielite e a dodici anni perse il padre. Trovò consolazione a questa sua infermità nell'arte. Fu versato tanto nella pittura quanto nella musica, ma sopratutto nella scultura. Compì gli studi artistici all'Accademia Romana di San Luca, dove fu allievo dello scultore Antonio Allegretti (1840-1918).

Prese parte attiva alle varie esposizioni d'arte in Italia. Nel 1884 partecipò alle rassegne della Promotrice di Belle Arti di Torino con la " Schiava Greca ". All'esposizione dell'Accademia di Brera a Milano del 1885, fu presente col busto in terracotta " Zulika ". A Bologna nel 1888 presentò i gessi " Un Romano " e " Matelda ". Espose anche a Roma nel 1888 con " Narcisa " e due ritratti, nel 1889 con " Beatrice Cenci " e nel 1890 partecipò all'esposizione col bassorilievo raffigurante " La Santa Vergine ed il Bambino ". Nel 1886 presentò il suo progetto per il monumento a Pietro Costa in Roma, che non prescelto, ottenne dalla giuria la menzione d'onore.Fu premiato al concorso di Asti del 1894 per il busto al canonico Vassallo (ora esposto nell'atrio del liceo classico Alfieri). Nella capitale dove lavorò per circa 30 anni, eseguì bassorilievi, statue ed alcuni monumenti funerari di gusto bistolfiano (Leonardo Bistolfi 1859-1933, noto scultore che con le sue opere influenzò i suoi contemporanei). Fu particolarmente abile nell'esecuzione di busti.

  Per i suoi meriti fu eletto membro dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon di Roma.

Nel 1906 si trasferì definitivamente ad Asti nella sua antica e bella casa di famiglia in corso Alfieri. Ad Asti eseguì il busto del Conte Leonetto Ottolenghi, quello di Vittorio Alfieri situato nel cortile d'onore della casa del vate e quello in bronzo del Can. Morra. A Tortona eseguì il monumento al generale Giuseppe Passalacqua.
Nella pinacoteca civica di Asti, si ammira la statua del suo " Cristo alla colonna ", che nel 1904 fu presentato all'esposizione di Senigallia.
Espose pure al Circolo degli Artisti di Torino nel 1916 e nel 1917, mentre ad Alessandria nel 1922 espose la terracotta " Affranta " e tre ritratti in bronzo galvanico.

Come pittore prese parte, nel 1900, al famoso concorso internazionale Alinari con il pregevole dipinto " La Madonna ed il Bambino Gesù ", che fu premiato e raffigurato più volte all'inizio del secolo dagli stessi fotografi  Alinari.

Fu anche uno scrittore:  in età giovanile (1884) scrisse per il teatro una farsa in prosa in due atti dal titolo:       " lo zio prete ".
Pubblicò poi nel 1896 un interessante ed istruttivo " Scritto di Belle Arti "  (19*).

Lamberto Goria era un lontano parente del noto pittore astese Giulio Musso (1851-1915).















Stemma dei Conti CIBRARIO, imparentati con i Goria.


Nel 1902 sposò la Contessa Guglielmina (Mina) Cibrario (1872-1961), nipote del Ministro del Regno Luigi (1802-1870), da cui Maria Elisa che il 17 marzo 1924 sposò il Barone Ing. Aniello Picella (Forino 1900 + Roma 1951), fratello dell'avvocato Nicola (1911-1976), magistrato, Consigliere di Stato e Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.















Stemma dei Baroni PICELLA, imparentati con i Goria.


A Lamberto Goria, la città di Asti  ha dedicato il nome di una via.


Tra i suoi familiari ricordiamo:

Federico  (1831-1900), che fu consigliere comunale di Asti.

Alessandro (1839-1908), Cav.Corona d'Italia, Maggiore Generale di Cavalleria, comandante del " Cavalleggeri Saluzzo ". Partecipò alle guerre contro l'Austria del 1859 e del 1866.

Carlo (1853-1894), ingegnere e Maggiore d'Artiglieria.

il nonno:

Carlo Giuseppe (+1864),  partecipò attivamente alla vita politica e sociale della sua città:  fu consigliere comunale (04-07-1818) e membro della  " Compagnia della Guardia Reale d' Onore di S.S.R.M. ( Sua Sacra Real Maestà) di Asti ".  Nel 1826 comparve nei Testimoniali di Presentazione de Palii e loro dipendenze  (v.punto 30 - L.Vergano).
Fu lui che il 30-03-1837, acquistò un lotto di terreno nel cimitero comunale di Asti per farsi edificare la tomba di famiglia. Possedeva molti beni nell'astigiano e nel 1848 cedette alcuni suoi terreni per permettere la costruzione della ferrovia Genova-Torino (tratta Villafranca d'Asti-Quarto). Aveva sposato Angela Vachetta.

Carlo Giuseppe aveva quattro sorelle (molto ben dotate dal padre Giuseppe Maria) :

1) Maria che nel 1796 sposa Gerolamo Verdobbio.
2) Francesca che nel 1808 sposa il medico Rossi.
3) Orsola che nel 1806 sposa Prospero Gatti.
4) Carlotta che nel 1808 sposa Benedetto Ravone.

il bisnonno :

Giuseppe Maria (+1827), nativo e residente in Asti, fu un uomo molto benestante per quei tempi; alla sua morte lasciò ai figli un cospicuo patrimonio.  Aveva sposato Lucia Musso fu Giuseppe.
Giuseppe Maria aveva una sorella di nome Caterina (.... - ....), coniugata ad un Sartoris del quale rimase poi vedova.
                                                                       
il tribisnonno:

Giovanni Alessandro (sec. XVIII),  dimorò in Asti dove possedeva dei beni.

Ricordiamo inoltre :

Agostino di Giuseppe (sec.XVIII-XIX), che fu membro della " Compagnia della Guardia Reale d'Onore di S.S.R.M. di Asti ".  Inoltre fu consigliere (1849) ed  assessore (1853) comunale di Asti.
Anche lui acquistò il 30-03-1837 un lotto di terreno nel cimitero comunale di Asti, vicino a quello di Carlo Giuseppe, per farsi edificare una propria tomba familiare, che venne poi ereditata dall'Opera Pia Caissotti.

Luisa di Giuseppe (sec.XVIII-XIX), qualificata in un documento dotale (1806), come damigella Luisa e come fidanzata di Secondo Melchionni che poi sposò.

Andrea (Andrè) ( sec.XVIII-XIX), al Palio di Asti del 1804, compare tra i cittadini presentatori  "...des chevaux et chevaliers au nom de la Societè Repubblicaine de cette ville..."   (v.punto 30 - L. Vergano).

Giovanni (figlio di Andrea), nativo e residente in Asti, venne anche lui qualificato in alcuni documenti come possidente.

Giovanni Maria, contemporaneo di Giovanni, è menzionato in altri documenti familiari.


N.B. :

Carlo Giuseppe - Giuseppe Maria - Agostino - Andrea  e Giovanni , sono anche citati nell'elenco dei Signori Associati per ordine alfabetico della " Storia della Città di Asti " dell' avvocato Serafino Grassi pubblicata nel 1817.

La tomba di questa famiglia (intitolata a Goria Carlo Giuseppe fu Giuseppe), è una delle più antiche del cimitero di Asti. Guglielmina Cibrario (+1961), vedova di Lamberto Goria, è l'ultima di questa famiglia ad esservi tumulata. Costei, dopo la morte del marito, visse tra Torino e Roma. Purtroppo con l'estinzione di questo ramo dei Goria, la tomba cadde in rovina e le interessanti lapidi (per le epigrafi riportate) poste in una arcata del vecchio muro di cinta, antistante al sepolcreto, sono state purtroppo distrutte.

Anche l' interessante e copioso archivio familiare, è stato disperso dopo la morte di Maria Elisa (tumulata a Forino nella tomba di famiglia del marito), ultima esponente di questo ramo dei Goria.
Parte di questo archivio è finito in mano a dei mercanti di documenti antichi o d'epoca che lo hanno selezionato e messo poi in vendita a spezettoni.


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19*                
Il Lamberto in questa sua pubblicazione, tratta di alcuni quesiti che lo scultore deve porsi : " Quali sono i procedimenti logici che debbono svolgersi nella mente dello scultore nel comporre ed eseguire i gruppi, statue, alti e bassi rilievi, da collocarsi in determinati posti, per ottenere il migliore successo possibile, quanto alla propietà del soggetto, alla convenienza dello stile e alla perfezione dell'opera ". ( Scritto di Belle Arti, premiato dalla R. Accademia di San Luca al concorso Poletti  - programma del 20 agosto 1893 ).

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(27)
In passato i rami villafranchesi della famiglia Goria erano ovviamente più numerosi (vedi gli Stati d'Anime della parrocchia di Villafranca d'Asti), oggi non sappiamo bene quanti di questi siano ancora fiorenti. Sarebbe auspicabile poter condurre un'indagine storico-genealogica più approfondita, il che per diversi motivi non è cosa facile. Ci si può avvalere in questo sia della ricca documentazione dell'Archivio dell'Opera Pia S.Elena, sia delle pubblicazioni che sono state fatte in questi ultimi anni. Ricordiamo in proposito il prof. Mario Zucchi, che ha trattato di alcuni rami dei Goria, nella sua opera edita nel 1950, sulle famiglie nobili e notabili del Piemonte. Importantissime sono poi le tavole genealogiche pubblicate dal prof. Costantino Gilardi e dal dott. Arturo Brunetto nel loro libro su Mons. Giacomo Goria edito nel 1988. Queste, benchè non vadano oltre al sec. XVIII o alla prima metà del sec. XIX, danno una visione più completa sulle ramificazioni di questo clan familiare. Mi auguro di avere dato anch'io un ulteriore contributo a questa indagine storico-genealogica, avendo trattato di più rami, noti e meno noti, di questa antica famiglia astigiana.


Giuliano Michele Goria



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Panorama di Villafranca d'Asti, con in primo piano la chiesa parrocchiale di S.Elena.


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Abbreviazioni e sigle

BSMT       Biblioteca del Seminario Metropolitano di Torino

ASA          Archivio di Stato di Asti

AST          Camerale Piemonte

ASCA       Archivio Storico Comunale di Asti

AOSE       Archivio Opera Pia Sant'Elena

ASVA      Archivio del Seminario Vescovile di Asti

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(28)
ALLEGATI 1
I DOCUMENTI PIU' ANTICHI SUI GORIA DI VILLAFRANCA D'ASTI.
(v. Gilardi C. - Brunetto A.)


ATTI Rogati da Petrino Goria, bisnonno del vescovo Giacomo


Documento 1

26 febbraio 1484 - In via publica spaldorum dicti loci. Vendita fra abitanti di Villafranca di una casa in Villafranca ad solitum.
Rog. Petrino Gollia (Goria) de loco Belloti (20*) habitor Villefranche districtus Ast publicus imperiali auctoritate notarius.


(Osasco, Archivio Cacherano d'Osasco, m. Villafranca)


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20*
Villafranca d'Asti fu fondata nella seconda metà del 1200 dal potente e ricco Comune di Asti a difesa dell'area occidentale del suo territorio. Essa comprendeva alcuni antichi villaggi, tra cui quelli di Musanza, di Serralonga, di Belotto e di Cantarana (divenuto più tardi comune autonomo). Il nome di Villafranca, compare per la prima volta in un atto del 25 febbraio 1257, conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Il centro religioso e civile di questo nuovo insediamento era l'antica Pieve di Musanza (o Musanzia), già attestata  nel 1151 ( v.  Bordone  R. " La Festa Patronale di Villafranca d'Asti ",  Ricerca Storica - punto 30, fonti ),  situata presso l'attuale piazza Santanera.

Belotto ( o Bellotto) fu dapprima un'antica ed estesa tenuta, situata all'interno del sopraddetto territorio villafranchese.  Al centro di essa stavano il mulino ed il palazzo del signore, trasformatosi poi in un castello dotato di una massiccia torre (ben descritto nell'atto di divisione del 1411 tra i fratelli Giorgio, Antonio e Vasino Malabaila-Abelloni che avevano acquistato detta propietà).
Intorno ad essi vi erano delle case ed edifici vari, comprese delle taverne.
Si era a poco a poco trasformato in un borgo fortificato atto a difendersi dalle incursioni belliche, per questo motivo fu per un certo periodo di tempo (1300-1400) più importante della stessa Villafranca che era in quel tempo collocata più a valle, non fortificata e quindi indifendibile.

Fu dapprima possedimento degli Asinari (seconda metà del sec.XIII) e poi degli Abelloni-Malabaila (cugini dei Malabaila Signori di Cantarana), che nel 1407 acquistarono tutti i beni degli Asinari.
Tale successione venne sancita con il matrimonio tra Giorgio Malabaila ed Emilia, orfana di Tomaso Asinari già Signore del luogo.
Da questo matrimonio ha origine il ramo dei Malabaila di Belotto.

Sebbene gli Asinari e poi i Malabaila fossero riusciti a farsi riconoscere come Signori di Belotto, non riusciranno mai ad avere una giurisdizione su Villafranca d'Asti, che rimase un comune libero ed autonomo fino al 1619, quando venne dal Duca di Savoia infeudato ai Cacherano (v.punto 3).

Con il rifiorire della comunità di Villafranca insediatasi poi sull'attuale collina denominata  " Monte Oliveto ", Belotto perse d'importanza, ma il declino definitivo avverrà con le guerre franco-ispane, poichè situato in pianura tra la fortezza spagnola di Valfenera e quella francese di Villanova ne subirà le disastrose conseguenze.
Il castello verrà distrutto dai belligerandi e sappiamo da un documento redatto nel 1654 dall'ultimo propietario, che di questo castello rimanevano ancora in piedi solamente " tre muraglie tutte ruinate ".

I Goria erano presenti in Belotto fin dal 1411, dapprima come amministratori dei beni locali dei signori di Belotto e poi come notai imperiali che redigevano gli atti degli abitanti della zona e dei Malabaila nel loro castello. I Goria sul finire del 1400 risiederanno stabilmente in Villafranca d'Asti, pur rogando ancora nel castello di Belotto fino al 1536.

I Malabaila Signori di Belotto si estingueranno con Antonio (1544-1587); sua erede sarà la nipote Marta, che nel 1582 aveva sposato Giovanni Battista Mazzola (+1622), nobile astigiano e patrizio villafranchese.
Gli attuali Malabaila di Villafranca d'Asti discendono dai figli naturali e legittimati di Secondo (sec.XVI), figlio di Antonio Tomaso (1443+ ante 1508) "legum Doctor et Miles" nonchè Signore di Belotto. Questi Malabaila non erediteranno la signoria di Belotto, ma faranno parte del patriziato villafranchese e si imparenteranno più volte con i Goria.

(v. Bordone R. - punto 30, fonti)

























Antico stemma della nobile famiglia MALABAILA, Signora di Belotto e patrizia di Villafranca d'Asti, imparentata più volte con i Goria.


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Documento 2


3 maggio 1497 - in loco Roatti
Vendita di Giacomo Taragno di detto luogo a Bernardo fu Antonio della Porta d'esso luogo di beni in esso territorio.
Rog. Petrino Golia di Belotto abitante in Villafranca d'Asti.

(Torino, BSMT, Inventari Torelli, Montafia, regesto)


Documento 3

2 maggio 1503 - In castro Belloti, in aula magna, posito in parochia sancte Marie plebis Musance.
Rog. Petrinus Golia de Bellotto habitator loci Villefranche.

(Canale, Archivio Malabaila. nr. 355)


ATTI Rogati da Michele Goria, nonno del vescovo Giacomo


Documento 4

30 gennaio 1531 - In recepto castri Belloti Astensis et in salla magna pallatii habitacionis infra scriptorum magnificorum de Malabailis, condominis dicti castri Bellotti. (I fratelli Malabaila per 600 fiorini danno in pegno una masseria sita in Villafranca a un creditore).
Rog. Michael de Golijs (Goria) de Villafrancha Astensis.

(Canale, Archivio Malabaila nr. 2018, copia)


Documento 5

18 dicembre 1535 - In Villafranca districtus Astensis et in domo habitationis infrascriptorum donatorum vel super solario seu camera maiori.
Donazione fatta dai coniugi Antonio Maria e Margherita Malabaila a favore di Giorgio Malabaila. Nella notula degl'instrumenti ricevuti per il fu nob. messer Michele de Golijs (Goria) di Villafrancha notario dell'anno 1535.

(ASA, Archivio Amico di Castell'Alfero, m.6)


Documento 6

6 marzo 1536 - In recepto castri Belloti Astensis in salla maiori habitacionis infrascritorium dominorum.
Rog. Michael de Golijs de Villafranha Astensis.

(Canale, Archivio Malabaila, nr. 2018, copia)


Documento 7

8 marzo 1540 - In Villafranca in via ante domum Astexani Giorgio Malabaila nomina procuratore il fratello Antonio Tomaso.
Rog. Michael de Golljs de Villafrancha Astensis.

(Canale, Archivio Malabaila nr. 2018 copia)


Documento 8

2 novembre 1540 - In Villafrancha Astensis videlicet in domo habitacionis nihi notarii. Ratifica di Giorgio Malabaila della convenzione con i Mazzetti per la dote della moglie.
Rog. Michael de Gollijs de Villafrancha Astensis.

(Canale, Archivio Malabaila, nr.614)


Documento 9

8 novembre 1551 - In finibus Villefranche Astensis et in pallatio Castelle videlicet in sala maiori. Contratto matrimoniale fra Geronimo Malabaila e Cecilia figlia di Antonio Tomaso Malabaila della Castella. Fra i testimoni Petrino Golia (Goria), figlio del notaio rogante.
Rog. Michele Golia.

(ASA. Archivio Amico di Castell'Alfero, m.6)


Documento 10

30 ottobre 1556 - In finibus Villefranche Astensis, in pallatio Castelle et in camera cubiculari magnifici Caroli Veii burgensis Cherii. Fra i testimoni Petrino Goria figlio del notaio rogante.
Rog. Michele Goria. (n.b. la grafia del cognome Goria è quella attuale).

(Canale, Archivio Malabaila, ms.in lite Montà)


Documento 11

Minutario di Petrino Goria di Giovannino, notaio di Villafranca d'Asti, cugino del padre del vescovo Giacomo (Atti rogati dal 4 gennaio 1560 al 30 dicembre 1560).



























Parte finale di un documento, rogato e siglato dal notaio Petrino Goria (1560)


(AST, Camerale Piemonte, Notai, 1° versamento, Pietro Goria, vol.3610, R 1214)

Nr. 65 Matteo e Giorgio fratelli de Goriis de valle Trevatiolia (21*).


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21*
Traversole è una antica località, situata tra Villafranca, Dusino e Solbrito. Nota come " Valle di Traversole " (o di Traversola), era anch'essa dotata di un mulino e di due castelli a difesa della valle, denominati: " Castello Vecchio e Castello Nuovo " , andati poi distrutti per le vicende belliche di quei tempi (v.20*). Esistono ancora oggi i ruderi di uno dei due castelli, situati oggi in territorio villafranchese, nei pressi di un mulino detto appunto di Traversola . Questi ruderi sono conosciuti in paese come quelli del " Castlass " .

Di questo luogo, si fa menzione nel 1113, in un atto di donazione di alcuni beni, che il benedettino San Landolfo (1070-1133), vescovo di Asti (dal 1103) fece al monastero di S.Anastasio.

Sappiamo che gli Asinari di Camerano, furono infeudati di Dusino nel 1250 e che Tomaso, un loro familiare, era divenuto propietario e Signore di una vasta tenuta (Belotto) in territorio villafranchese (menzionata nel suo testamento datato 1295), che si estendeva fin verso Traversole.
Più tardi un suo nipote, anch'egli di nome Tomaso, ingrandirà questi possedimenti, acquistando molti beni in Traversole.

Anche i Riccio (o Ricci) Signori di alcuni feudi della zona, ebbero interessi a Traversole, poichè nel 1387 fecero omaggio di parte del feudo e castello di S.Michele insieme ad uno dei castelli di Traversole, al Duca Luigi d'Orleans, divenuto marito di Valentina Visconti, Signora di Asti e del Contado. Questo castello rientrerà poi nelle propietà del Tomaso.

Lo dimostra il fatto, che quando I fratelli Giorgio, Antonio e Vasino Malabaila, pervennero nel 1411 ad una divisione dei beni di Tomaso Asinari, acquistati nel 1407 dalla vedova Alaxina, toccò a Vasino sia la propietà del castello vecchio che di quello nuovo con tutte le loro pertinenze. Inoltre ebbe i beni verso Solbrito e S.Paolo, quelli in Cardaneto, i diritti dell'Ospedale di S.Giovanni (sito in territorio villafranchese) che deteneva nel territorio di Traversole ed i gerbidi sui fini di Villanova e di Dusino.

Ma a metà del 1400, la parte di Vasino (Traversole), viene incamerata dal Comune di Villanova d'Asti.

Poco dopo i Goria entreranno in possesso di vaste propietà nella Valle di Traversola (e sulla Collina della Castella), per cui dai primi del 1600, si appellerà " Valle Goria ".
E' pure tradizione che i Goria fossero stati infeudati nella seconda metà del sec. XV del feudo e castello di Traversola.


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Documento 12

31 ottobre 1561 - Nella piazza del comune di Villafrancha et avanti la chiesa di S.Helena. procura della comunità di Villafranca nella causa tra il comune di Asti e le ville del distretto. Testimoni Michele Aghemio e Giovanni Malabaila, fra i consiglieri Matteo e Petrino Goria.

(ASCA, Asti e le ville del distretto, Villafranca d'Asti, 65/A.)

Documento 13

18 dicembre 1563 - Atti del Fisco Ducale dell'Asteggiana contro la Comunità di Villanova per causa dell'esercizio della Giurisdizione o sia delle Cause Criminali.
Petrino Goria fu Giovannino, notaio di Villafranca, di anni 43, depone sull'elezione del podestà di Villanova:

" Constituto come sopra il nob. messer Petrino Goria, figliolo del fu Gioanino de Villafranca, notaro testimonio come sopra nominato, citato prodotto, monito et giurato et doppo examinato et interrogato sovra il contenuto nelli sudetti capitoli ne gl'atti per parte della comunità de Villanova prodotti et a provar amessi a lui teste letti et intelletti mediante il suo prestato giuramento ha detto et deposo como segue...".

(AST Camerale Piemonte, Inventario Generale, Art.749, m139, cc.171-175)

Documento 14

Altro minutario di Petrino Goria di Giovannino, notaio di Villafranca d'Asti.
Atti rogati dal 10 gennaio 1568 al 30 dicembre 1568.

(AST, Camerale Piemonte, Notai, 1° versamento, Pietro Goria, vol 3611, R 1214).


15 febbraio 1568 - Congregato e convocato il Conseglio del logo di Villafrancha...
cioè nella cappella di Santa Hellena per parte dell'egregio Matteo Goria detto Rebiola, giusdicente de esso luogo.
Petrino Goria di Michele, compare come sindaco di Villafranca insieme a Battista Gaya).

28 maggio 1568 - Michele Goria nodaro d'esso luogo per i suoi eredi e per volontà di Petrino suo figlio vende per due fiorini ai fratelli Andorno di Maretto, abitanti in Villafranca, un appezzamento al Cappellano.

Petrino Goria di Michele, presente Margherita sua madregna e Maria (madre del vescovo Giacomo Goria) sua moglie, dichiara di aver venduto in Valsolfore i beni dotali della moglie.


Documento 15

ATTI Rogati da Petrino Goria di Michele, padre del vescovo Giacomo.


7 gennaio 1573 - Petrino Goria di Michele mandato da essa comunità supplicante espone le ragioni per la supplica al duca sulla manutenzione delle strade.

(AOSE, supplica di Petrino Goria, padre del vescovo).


Documento 16

23 ottobre 1576 - Petrino Goria roga un atto per la comunità di Baldichieri.


Documento 17

19 novembre 1587 - Nel luogo di Villafranca di Asti nella casa del comendabile Giovanni Goria habitatione moderna delli infrascritti Signori giugali di Mazola, cioè nella Camera esistente in testa della sala d'essa casa.
Donazione a favore di Giovanni Battista e Marta Mazzola da Cecilia Malabaila di Belotto, sorella di Marta (22*).

(ASA, Archivio Amico di Castell'Alfero. m.6).


















Stemma della nobile famiglia MAZZOLA, patrizia di Villafranca d'Asti, imparentata con i Malabaila di Belotto.


Nella prima metà del 1600, abbiamo molti atti rogati dal notaio Pietro Antonio Goria .
Questi rogò dei testamenti nel periodo della famosa peste del 1630, ricordata poi dal Manzoni nei " Promessi Sposi ".




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22*
Marta Malabaila di Belotto e suo marito Giovanni Battista Mazzola (+ 1622) non ebbero figli. Alla loro morte, subentrarono diversi eredi in lite fra di loro, ma la maggiore parte dei beni sembra sia pervenuta ai cugini Malabaila di Canale, che alienarono tutto il patrimonio villafranchese, nella prima metà del 1600, ai Cacherano (investiti di Villafranca nel 1619), agli Amico di Castellalfero e ai Della Valle (v. punto 30, R. Bordone, Il Castello di Bellotto).


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La Tenuta della SCARASSERA


L'antica tenuta della Scarassera, situata nel territorio di Villafranca d'Asti,  fu dimora dal 1500 al 1600 del ramo dei Goria detto appunto della Scarassera, dopodichè divenne propietà degli Amico di Castellalfero.

Questi avevano già comprato dei beni in Villafranca dai Malabaila di Canale, eredi dei Malabaila di Belotto, inoltre nel 1700 acquistarono quelli dei Della Valle, che avevano anche loro, nel secolo precedente, comprato dai Malabaila (22*).

Per successione, il patrimonio fondiario passò prima agli Avogadro e poi agli Arborio-Mella (nobili famiglie vercellesi).
Quest'ultimi probabilmente  edificarono (o ristrutturarono)  il palazzo della tenuta, infatti fecero dipingere sulla facciata un gigantesco stemma familiare, ancora oggi visibile anche se sbiadito.

Nel 1882, gli eredi di Edoardo Arborio-Mella sono costretti ad alienare tutti i beni alla banca Donato Levi e figli di Torino.
La banca lottizzò e vendette la Scarassera al Conte svizzero Saxer.

Gli eredi dei Saxer sono due sorelle. La tenuta passò quindi per via femminile ai familiari di queste due signore (gli Ortona ed i Rossi).
Questi venderanno più tardi le terre ed il grande cascinale con l'annessa abitazione del fattore, mentre il bel palazzo della tenuta, spogliato dell'arredamento ed in stato d'abbandono, è stato recentemente messo in vendita.

Fino a pochi anni orsono, la Tenuta della Scarassera  era luogo di villeggiatura,  nel mese di settembre, della famiglia dell'ambasciatore Egidio Ortona (1910-1996),  il cui  figlio Ludovico (1942),  è stato anch'egli ambasciatore della Repubblica Italiana.


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(29)
ALLEGATI 2
DOCUMENTI VARI

































Ritratto di Mons. Giacomo Goria (1571-1648), vescovo di Vercelli dal 1611. (Vercelli - palazzo arcivescovile - affresco)




























Altro ritratto di Mons. Giacomo Goria.
(Villafranca d'Asti-palazzo comunale-ufficio del sindaco)


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Albero genealogico del ramo principale dei Goria di Villafranca d'Asti (quello del vescovo Giacomo).


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Tra i sonetti di Orazio Quaranta (1653), dedicati " Al famoso tempio di Sant'Elena ", c'è ne uno che inneggia allo stemma del vescovo Goria.


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Tre episodi illustrati della vita del vescovo Giacomo Goria.
(quadri conservati in Villafranca d'Asti)



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Frontespizio della seconda edizione della Donazione del 1645.
( Milano, Archivio Storico Diocesano )


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Frontespizio del Cabreo dei beni dell'Opera Pia S.Elena, riportante lo stemma del vescovo Giacomo Goria (conservato nell'Archivio dell'Opera Pia in Villafranca d'Asti).


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Villafranca d'Asti a fine 1800.
A fianco della chiesa parrocchiale, si osserva il palazzo Aghemio e più indietro s'intravedono le vecchie scuole (quelle con i portici ed il loggiato), ricavate nell'antico palazzo-castello dei Conti Cacherano, acquistato nella seconda metà del 1800 dall'Opera Pia S.Elena. Al piano terra erano collocate due lapidi inneggianti al vescovo Giacomo Goria, che ora riportiamo.




































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Chiesa di S.Martino in Villanova d'Asti: Cappella di S.Antonio, di patronato Goria, dipinto di Luca Capriata (anno 1677), raffigurante S.Antonio abate. In fondo al quadro (sul lato sinistro) compare nello scudo lo stemma dei Goria affiancato a quello dei Berruti (stemma d'alleanza), incollato sulla croce mauriziana.































Palazzo Arcivescovile di Torino: dipinto raffigurante il battesimo dell'imperatore Costantino,
proveniente dalla Cappella della Santa Croce (1680), di patronato Goria, situata nella demolita (1803) chiesa di S.Francesco in Villanova d'Asti. In fondo al quadro, sul lato sinistro, compare lo stemma dei Goria.


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 Lettera inviata al Papa - 20-11-1647(B.P. = Beatissimo Padre), dove il vescovo di Vercelli, manifesta le sue intenzioni riguardo alle donazioni da lui fatte e chiede l'approvazione di Sua Santità. fra le tante cose elencate, fa presente di avere investito alcuni suoi familiari della linea mascolina del feudo imperiale di RONSECCO. (lettera stampata poi in Vercelli per Gaspar Marta, stampatore episcopale).


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RONSECCO (Roncum Sicum), antica località del vercellese, che dista circa 17 km dal capoluogo, confinante con i comuni di Lignana, Desana, Tricerro, Trino e Bianzè. Ricordata in un diploma del 7 maggio 999, dove l'imperatore Ottone III la donava alla Chiesa di Vercelli, divenendo da allora un feudo imperiale in appannaggio del vescovo di Vercelli, che a sua volta poteva sub infeudarlo a nuovi vassalli. Tale privilegio fu poi confermato dall'imperatore Federico Barbarossa con diploma del 17 ottobre 1152 e dall'imperatore Arrigo IV nel 1191.

Il vescovo Guala Bondone nel 1181 investì di Ronsecco alcuni suoi familiari.
Sotto la Signoria dei Bondoni, furono edificati nel suo territorio due castelli: il più antico, di cui non rimangono più tracce, sorse tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo; il secondo di cui si sono conservate alcune vestigie, sorse verso la fine del XIV secolo. Questi due castelli furono poi coinvolti nel 1467 nella guerra fra i Savoia e Gian Galeazzo Maria Visconti.
Il personaggio più illustre dei Bondoni fu il giurista Angelo, autore di diversi scritti legali, che nel 1433 fu nominato dal Duca di Savoia podestà di Biella.

I Savoia divenuti Signori del Vercellese, avocarono a se (nel secolo XVII) il diritto di investire Ronsecco a nuovi vassalli, rispettando però le investiture fatte dai vescovi di Vercelli.

Dopo i Bondoni che tennero il feudo fino alla fine del sec. XVI, furono investiti: i Ghislieri (1620), i Braida (1625), i Goria (1630), i Parato (1706), ed infine i Lanfranchi di Chieri (1724).

Nel 1701, Ronsecco divenne Comune ed in seguito fece parte dei Beni della Mensa Arcivescovile di Vercelli.

La parrocchia del paese è antica ed è dedicata a S.Lorenzo.
A 500 metri dal centro, si trova invece il Santuario della Madonna del Viri Veri, dove un tempo sorse il primo nucleo di questa comunità.

Poco distante dal paese si trova pure la cascina "Castellazzo", nella quale si trova l'antico Oratorio Pubblico di Santa Teresa. Questa tenuta pare fosse appartenuta ai nobili Tizzone (o Tizzoni).


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INVESTITURE del FEUDO IMPERIALE di RONSECCO nel Vercellese ai GORIA


Alessandro Goria (+1640), fratello del vescovo di Vercelli Giacomo Goria.
Investito il 22 aprile 1630.


Petrino Goria (+16759, figlio di Giovanni Antonio (+1616), altro fratello del vescovo.
Investito il 22 aprile 1630.
Rinvestito il 09 febbraio 1665.


Pietro Paolo Goria (1616-1677), secondogenito di Giovanni Antonio.
Investito il 22 aprile 1630
Rinvestito il 20 marzo 1647
" il 09 febbraio 1665
" l'08 aprile 1665


Petrino Goria (1613-1665), figlio di Alessandro (+1640).
Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Avvocato, Giudice ed Auditore di Guerra della città di Villanova d'Asti.
Investito il 22 aprile 1630.

Giacomo Antonio Goria, altro figlio di Alessandro e fratello del Cav. Petrino.
Investito il 22 aprile 1630.


(Archivio Arcivescovile di Vercelli: Registro delle Investiture di Ronsecco)


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Riepilogo delle Infeudazioni di " BENI FEUDALI " ai GORIA, conservate presso l'Archivio di Stato di Torino.
Purtroppo non abbiamo più i documenti delle Investiture, perchè sono stati bruciati dai giacobini ai tempi della Rivoluzione Francese.


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Patenti d'Infeudazione di Beni Feudali nel territorio di Villanova d'Asti a Michele Goria della Valle Goria (14-09-1694) da parte di Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia.


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N.B.

Un tempo i beni erano di due tipi:

1) ALLODIALI (liberi), soggetti ad oneri (imposte).

2) FEUDALI (dati in beneficio), esenti quindi da oneri.

L'esenzione dei beni feudali era dovuta al fatto che il beneficiario di questi beni, aveva già sborsato una forte somma di denaro al demanio per ottenerne l'infeudazione (una specie di tassa " Una Tantum ").

Infatti quando le casse dello stato avevano bisogno di maggiori entrate per fronteggiare le spese, spesso impreviste (guerre, calamità, opere straordinarie ecc.ecc.), conveniva al sovrano fare delle nuove infeudazioni per incamerare il denaro necessario.

All'asta, previo Sovrano Gradimento, potevano partecipare oltre agli esponenti della vecchia aristocrazia, anche quei sudditi che facevano parte della borghesia più intraprendente e meritevole del Regno (possidenti, avvocati, medici, militari, giudici e funzionari vari).

Quest'ultimi, entravano in questo modo a fare parte della piccola nobiltà feudale e per tutta la loro vita, erano esenti da pagare le tasse su questi beni.

Alla loro morte, subentrava l'erede che a sua volta pagava all'erario una onerosa tassa di successione per potere continuare a beneficiare dei diritti feudali sui sopraddetti beni.

La distinzione tra beni esenti da oneri (feudali) e quelli invece soggetti (allodiali), fu causa di parecchie controversie fra il Comune ed i suoi feudatari, che possedevano entrambi i tipi di beni. Inquantochè il Comune che teneva un catasto di tutti i beni, sosteneva sovente che le giornate dei beni feudali dichiarate dai signori vassalli, non corrispondevano al vero e che pertanto i vassalli erano tenuti a pagare al Comune le tasse su quei beni non riconosciuti come tali. Alla fine queste controversie, se non sostenute da una chiara documentazione, si concludevano in tribunale con delle transazioni.

Con l'abolizione della feudalità in Piemonte, avvenuta con l'editto reale di Carlo Emanuele IV del 29 luglio 1797, tutti i beni feudali dei vassalli divennero allodiali.

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Quando un suddito veniva investito di un feudo o di beni feudali, gli si rilasciava la seguente certificazione:

1) Le Patenti d'Infeudazione (Ducali Lettere Patenti o Regie Lettere Patenti, se concesse prima o dopo l'elevazione (1713) del Ducato di Savoia a Regno).

Dove venivano elencati i beni feudali acquisiti ed i diritti che si detenevano su questi.
Inoltre, vi era riportato il prezzo pagato dal richiedente all'erario statale per l'assegnazione del feudo.

2) Le Patenti d'Investitura (Lettere Patenti a completamento e perfezionamento delle prime).

Queste venivano concesse solo dopo l'avvenuta cerimonia dell'investitura, che si svolgeva alla presenza del sovrano, che investiva con il tradizionale tocco della spada il nuovo vassallo, che poteva essere titolare di un grosso territorio o semplicemente un beneficiario di beni feudali (ovvero un vassallo di grado inferiore).


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Antico stemma dei Goria, proveniente dall'archivio vescovile di Asti e ritrovato da Mons. Luigi Goria (1878-1964), Canonico Arcidiacono della Cattedrale di Asti, Teologo e Professore di Filosofia nel Seminario locale.

Questo stemma presenta più varianti rispetto agli altri.
Le figure araldiche sono sempre le stesse (aquila-gigli-leone) . Il leone in questo caso è passante sulla campagna (su un piano) di viola. Questo colore (il viola) sostituisce uno dei tre o quattro colori tradizionali dello stemma dei Goria (oro-(d'argento i gigli)-rosso-azzurro); in questo caso sostituisce il rosso. Se non è una nuova variante, voluta appositamente da qualche personaggio della famiglia, si può pensare che chi ha disegnato questo stemma, abbia sbagliato la raffigurazione grafica dei colori (aste inclinate (viola), anzichè verticali (rosse).

Il possessore di questo stemma doveva essere una persona molto colta e buon conoscitore del greco antico, infatti nell'ovale che circonda lo stemma, si trova un'iscrizione da lui voluta in questa lingua , che tradotta riporta: " Simbolo (stemma) della Famiglia dei Goria ".
La foggia di questo stemma è molto simile a quella che si trova scolpita sullo schienale del banco gentilizio dei Goria, situato nel duomo di Asti e danneggiato poi dai giacobini, nei tre giorni che fu proclamata la Repubblica di Asti (v. punto 13).


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Università di Torino - Attestato di Laurea in Medicina a Giovanni Battista Goria di Villafranca d'Asti (10-05-1724), divenuto più tardi vice protomedico della città di Asti ( o protomedico della città capo di provincia ). Il vice protomedico rappresentava il protomedico del Piemonte che risiedeva a Torino.

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Stemma dei Goria con corona Signorile (7 perle a vista), come usava allora in Piemonte.


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Patenti di Riconoscimento della antica Nobiltà di Sangue al Vice Protomedico della città di Asti Giovanni Battista Goria (19-12-1739).


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Riepilogo delle Infeudazioni ed Investiture di Dusino ai GORIA


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Patenti d'Infeudazione di Dusino a Giovanni Battista Goria, vice protomedico della città di Asti, da parte del Re Carlo Emanuele III (22-12-1739).
Giovanni Battista fu poi investito di Dusino il 24-09-1740 con il titolo Signorile.


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Estratto delle " Patenti di Alfiere " a Giovanni Battista Goria,  (pro)nipote ed omonimo del protomedico Giovanni Battista Goria.

L'Alfiere Giovanni Battista GORIA di Dusino (1776-1795), era figlio di Giuseppe Domenico (+1806), 3° Signore di Dusino; nipote del giudice Giacomo Alessandro (1709-1769), 2° Signore di Dusino, il quale era fratello del protomedico Giovanni Battista (1695-1757), 1° Signore di Dusino (inf.1739-inv.1740).

(v. punto 14)


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Antica stampa del castello di Dusino. Disegno di Francesco Gonin (1808-1889).


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DUSINO (Duodecimum), è un'antico paese dell'astigiano, già attestato a partire dal 941 d.C. . Il suo nome sta a significare la distanza della località da Asti (circa dodici miglia).
L'attuale territorio è denominato Dusino San Michele e proviene dalla fusione dei comuni di Dusino e di San Michele, operata con D.R. 15-01-1928 n.81.
Confina con Villanova d'Asti, San Paolo Solbrito, Valfenera, Cantarana e Villafranca d'Asti.

Fu uno dei primi feudi della nobile stirpe degli Asinari di Camerano, uno dei quali Raimondo ne fu investito nel 1250 da Manfredo (o Manfredi) Lancia, vicario imperiale.
Gli Asinari furono a lungo gli unici feudatari del luogo, dopodichè il feudo, per vari motivi, fu suddiviso con altri consignori.

Anche il Comune di Villanova d'Asti ne ebbe una porzione (1524), che poco dopo la alienò parte ai Baudrano (1530) e parte ai Ferrero di Asti (1565), Consignori di Monale.

Va ricordato che nei primi anni del seicento, tutte le investiture di Dusino, vennero date al Comune di Villanova d'Asti, che esercitò una forma di giurisdizione sui vassalli del luogo.

I Baudrano a sua volta vendettero ai Riccio (o Ricci) di S.Paolo (1579), che più tardi ne cedettero una parte ai Benso di Cellarengo (1635).

I Ferrero vendettero poi ai Ruata di Villanova (1598), che la alienarono ai Pasta di Buttigliera (1644), che già possedevano dei beni feudali  in Dusino e che acquisteranno poi nel 1715 la restante porzione dei Riccio.
I Pasta si estinsero poi nella seconda metà del 1700 nei Mola di Beinasco e di Nomaglio,  ai quali pervennero oltre ai beni feudali ed allodiali  anche il palazzo gentilizio che tenevano in Dusino, che nei primi decenni  del XX secolo fu da questi alienato ai Gabbiano (famiglia proveniente da Cortandone).

I Valperga di Masino, ebbero una porzione di Dusino nel 1630, donde ai Doria di Ciriè (1670), che ne cedettero una parte al demanio ducale, che la infeudò infine ai Goria di Villafranca d'Asti nel 1739.

I Goria erano già stati investiti più volte da Vittorio Amedeo II di Beni Feudali nel territorio di Dusino (23*), dove possedevano vaste propietà nella Valle Goria, alla Castella e nei pressi dei ruderi del castello di Traversola.

Il castello di Dusino fu per molto tempo (fino alla fine del 1800) di propietà dei Doria e da questi pervenne ai Ripa di Meana.

In tempi più recenti, il castello (ormai in rovina) fu di propietà della famiglia Rostagno. Questi lo cedettero poi al sig. Franco Gilardo, dirigente industriale, il quale lo ha radicalmente restaurato e vi ha sistemato la quadreria del noto pittore vercellese Giuseppe Cominetti (1882-1930), congiunto della di lui consorte.
La chiesa parrocchiale è dedicata a San Rocco.


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23*
Nob. Vassallo Simone Domenico GORIA (1665-1745), infeudato di Beni in Dusino il 20-09-1694.

Nob. Vassallo Michele GORIA (1638-1698), Archibugiere a cavallo delle Guardie di S.A.R., infeudato di Beni in Dusino il 25-09-1694 (v. punto 12).

Nob. Vassallo Alessandro GORIA (1642-1711), infeudato di Beni in Dusino il 26-04-1695.

Quest'ultimo (Alessandro), fu padre del notaio Petrino (1669-1744) e nonno di Giovanni Battista (1697-1757), Protomedico di Asti e Signore di Dusino (inf.1739 - inv.1740), (v. punto 14).

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(30)
FONTI  PRINCIPALI


GABOTTO  F. - BARBERIS  G.B., Le carte dell'Archivio Arcivescovile di Torino fino al 1310, ( v. Villelmus Gorja pp.254-255), Pinerolo 1906.
                                                                                                                                                 
STORIA DI TORINO, ( v.Guglielmo Goria p. 671), Vol. Primo, Einaudi, Torino 1997.

n.b. : Villelmus (o Guglielmo) Goria, è il personaggio documentato più antico con questo cognome che finora si conosca.
                                  .................................................

CORBELLINI Aurelio, Vite dei Vescovi di Vercelli, Milano 1643.
( lettera dedicatoria a Mons.Goria)

QUARANTA Orazio, Al famoso tempio di S. Elena da Mons. Giacomo Goria, vescovo di Vercelli, fondato in Villafranca sua patria, Zavatta, Torino 1653.

DELLA CHIESA F.A. , Fiori di Blasoneria, Torino 1655 (p. 56).

CUSANO Can. Marc'Aurelio, Discorsi historiali concernenti la vita et attioni de Vescovi di Vercelli, Nic. Giac. Marta, Stamperia Episcopale, Vercelli 1676 (pp.329-337).

CUSANO Can. Marc'Aurelio, Vita di Mons.Goria Vescovo di Vercelli, nella stampa del Boetto e Guigonio, Torino 1702.

BERAUDO Giovanni Domenico, Blasoneria dei Sovrani....di tutti i Vassalli, Marchesi, Baroni, Conti e Nobili...., M.S., Biblioteca Reale di Torino (carta 99).

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Lo Zucchi (1872-1949), araldista, bibliografo e bibliotecario di Casa Savoia, membro della Commissione Regionale Piemontese per la Consulta Araldica, membro della Deputazione Subalpina di Storia e Patria, ebbe l'incarico di proseguire l'opera del Manno direttamente da Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica Italiana..
L'edizione uscì postuma a cura di Giovanni Donna D'Oldenico e di Vittorio Caramelli Di Clavesana con prefazione di Federico Di Vigliano.

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"...la Cappella della Gambetta oratorio domestico dei Conti Goria di Dusino (p.94)...... La quarta chiesa era la cappella della Gambetta, oratorio domestico del signor Goria dei Conti di Dusino, la chiesa era amministrata dal medesimo Conte e in esso (sic) si celebravano le messe diverse volte nell'anno per comodità del medesimo (p.96)...".
Notizia che il Libert ha tratto dalla relazione di Francesco Antonio STRATTA, parroco di Baldichieri, datata 07 marzo 1742, a seguito delle disposizioni emanate da Mons. Giuseppe Felissano, vescovo di Asti. La relazione riguardante la località di Baldichieri consta di 31 pagine numerate dalla 739 alla 769. In nota indica la fonte: Archivio Vescovile di Asti...Stato delle Chiese e Benefizi, vicaria di Villafranca, vol III 1742.

I RILIEVI DELLE CAPPELLE DEL SACRO MONTE DI CREA, Regione Piemonte, a cura dell'Istituto Superiore Leonardi di Casale Monferrato, Diffusione Grafiche S.p.A., Villanova Monferrato (AL) 2001.
(v. fotografie, disegni e cenno storico sulla III Cappella intitolata a S. Maria Predetta e Prefigurata, di patronato della famiglia Goria).

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(cinque pubblicazioni sull'argomento finora effettuate)

WHO'S WHO In Italy, parecchie annate, in particolare anni 1990 e 2003.

BERA Gian Luigi, Asti Edifici e Palazzi nel Medioevo, Edizioni Gribaudo, 2004.

GORIA dott. Aldo (medico), " Compendio di Storia dell'Arte del Mondo Occidentale ", Ivrea luglio 2006.

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Si legge: "... Il nobile dott. Eugenio Re (nipote ed erede del senatore conte dott. Eugenio Rebaudengo), sposatosi con la nobile Alessandra Goria di Dusino (1930-1972) che dedicandosi alle sue attività benefiche e umanitarie, amò e fece vivere la casa ..." .

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(n.b. - dalla prefazione di Paolo Foramitti: " ... è la storia di un esercito, fedele al suo Re, che combattè contro gli invasori francesi nella lunga guerra 1792-1796, che finirà solo con l'arrivo di Napoleone al comando della grande Armèe.
Seguono le biografie militari dei quasi tremilaseicento ufficiali (tra le quali quella sull'alfiere G.B. Goria di Dusino + 1795 ad Aosta) che tennero per anni bloccato l'esercito della rivoluzione sulle Alpi, in una guerra di montagna che può equipararsi solo a quella del 1915-1918. ... ").

DELL'ARTI Giorgio - PARRINI Massimo, " CATALOGO dei VIVENTI ", Marsilio Editori, Venezia 2009.

SCALETTA Comm Giuseppe, " L'avucat Giovanni Goria: ricette, scritti, menù .... " a cura di Giuseppe Scaletta, Diffusione Immagine, Asti 2009.

PORTA Alessandro, è l'autore delle tempere raffiguranti la Cappella di Vulpiglio (o della Neve) e della  Chiesa di S.Antonio abate in territorio Villafranchese.
I disegni del Porta raggiungono la perfezione dell'immagine e le sue tempere colorate raffiguranti i paesaggi ed i monumenti che vi compaiono, sono dei veri capolavori della reale arte figurativa.
Molti dei suoi lavori si possono ammirare nel suo sito in Internet
http://alessandroporta.wordpress.com/

ANNUARIO della NOBILTA' ITALIANA,  XXXI^  Edizione (anni 2007-2010), Casa Editrice S.A.G.I. , Via Carlo Besta 23, Teglio (Sondrio), 2011.
vedi Goria, vol. III, parte IV, pag. 808.
vedi Goria, vol. IV, parte V , pag. 596.


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Villafranca d'Asti - Collegiata di S.Elena.
Fotografia della chiesa e della piazza Giacomo Goria.


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(31)
ARCHIVI e BIBLIOTECHE


Archivio Parrocchiale di Villafranca d'Asti.

Archivio dell'Opera Pia S.Elena in Villafranca d'Asti.

Archivio Comunale di Villafranca d'Asti.

Archivio Parrocchiale di Villanova d'Asti.

Archivio Comunale di Villanova d'Asti.

Archivio Comunale di Dusino.

Archivio Parrocchiale di Maretto.

Archivio Comunale di Maretto.

Archivio Parrocchiale di Baldichieri.

Archivio Comunale di Baldichieri.

Archivio Parrocchiale di Tigliole.

Archivio Comunale di Tigliole.

Archivio Parrocchiale di Pontestura.

Archivio Comunale di Pontestura.

Archivio di Stato di Asti.

Archivio Storico Comunale di Asti.

Archivio di Stato di Torino.

Archivio Arcivescovile di Torino.

Archivio Arcivescovile di Vercelli.
(v. il Registro delle Investiture di Ronsecco)

Archivio Vescovile di Asti.

Archivio del Seminario Vescovile di Asti.

Archivio dell'Ordine Mauriziano.

Archivio Malabaila nel castello di Canale.
(v. carte riguardanti Bellotto e Villafranca d'Asti).

Biblioteca Civica e Archivio Storico G.B. Adriani di Cherasco.

Biblioteca del Seminario di Casale Monferrato.

Biblioteca Consorziale Astense.

Biblioteca Capitolare di Vercelli.

Biblioteca Civica di Vercelli.

Biblioteca del Seminario Metropolitano di Torino.

Biblioteca Civica di Torino.

Biblioteca Nazionale di Torino.

Biblioteca Reale di Torino.

Biblioteca della Società Storica Subalpina.


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Cappella Madonna di Vulpiglio o della Neve innevata (di patronato della famiglia Goria dal 1600 al 1828).
Disegno a tempera del noto illustratore piemontese Alessandro Porta, originario di Villafranca d'Asti.

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N.B.

dal (1) al (31) i punti (appunti)  approfonditi o accennati.
dal 1* al  23* le annotazioni.

Blog pubblicato nel 2009 ed aggiornato e rivisto negli anni successivi (2010-2013).

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Note sull'autore:

Giuliano Michele Goria è nato a Genova il 29-10-1947 da famiglia originaria di Villafranca d'Asti.
E' sposato con Paola ed ha una figlia di nome Sara.
Si è laureato a Genova in Pedagogia con una tesi di storia su un paese dell'astigiano.
E' stato impiegato presso la Direzione della Società Autostrade di Genova ed ora è in pensione.
E' sempre stato un appassionato cultore di storia familiare ed astigiana.
Ha pubblicato alcuni articoli di interesse storico-artistico su un giornale aziendale e su altri giornali locali.

indirizzo e-mail : giuliano.goria@gmail.com


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